Un libro tira l'altro17/01/2016

Giulio Meotti: a forza di autocensure preventive, la libertà di espressione in Occidente non esiste più

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L'INTERVISTA
A un anno dalla strage alla redazione di Charlie Hebdo, sulla copertina del settimanale satirico campeggia la dicitura "Un anno dopo l'assassino corre ancora" . L'immagine è quella di un Dio dalle fattezze rigorosamente e riconoscibilmente cristiane. L'estate scorsa Laurent Sourisseau, il nuovo direttore, ha dichiarato che la rivista satirica non avrebbe mai più pubblicato caricature del profeta, né vignette il cui contenuto potesse in qualche modo offendere l'Islam. La mancanza di coraggio della redazione si può capire, visto quello che è successo. Un po' più difficile capire perché i giornali e i network di tutto il mondo, che per non urtare la sensibilità dei musulmani non hanno mai più ripubblicato le vignette satiriche su Maometto apparse in passato su Charlie Hebdo, non si sono invece fatti molti scrupoli nel diffondere la vignetta che ironizza sul Dio cristiano. Di fatto, a forza di autocensure preventive, si può dire che in Occidente la libertà di espressione ormai non esista più – sostiene Giulio Meotti, autore del libro "Hanno ucciso Charlie Hebdo. Il terrorismo e la resa dell'Occidente: la libertà di espressione è finita" (Lindau, 165 p., € 16,00). Del resto, l'imbarazzante silenzio delle femministe italiane di fronte agli stupri di massa in Germania, assieme alla recente scoperta che il governo svedese da tempo tiene nascosti gli stupri commessi dagli immigrati, sono la dimostrazione di come la paura abbia la fine avuto la meglio sui valori di tolleranza e di pluralismo che dovrebbero essere fondamentali nel mondo occidentale. Per paura di essere tacciati per islamofobi, stiamo ripiombando nell'epoca più buia del conformismo e della repressione del dissenso, molto simile a quella già vissuta durante le dittature nazista, fascista e comunista. "Gli islamisti si eccitano di fronte all'autocensura dell'Europa" dice Meotti. Le manifestazioni pro Charlie Hebdo, organizzate all'indomani della strage, nascondevano in realtà una grande ipocrisia – spiega Meotti, perché già da anni la rivista, rimasta l'unica ad avere il coraggio di fare dell'ironia sull'islam, era stata isolata e abbandonata da intellettuali di destra e sinistra. Qualche anno fa Daniel Cohn-Bendit, uno dei giornalisti simbolo del '68 francese, aveva definito "coglioni masochisti" i giornalisti di Charlie Hebdo. Di fatto – conclude Meotti commentando i recenti fatti di Colonia – le democrazie hanno fallito nell'integrazione, in nome di un multiculturalismo che evidentemente non funziona. L'Europa, chiudendo gli occhi, ha deciso di creare e fomentare il problema.

RECENSIONI
" Eretica. Cambiare l'islam si può " di Ayaan Hirsi Ali
(Rizzoli, 306 p., € 19,00)

" Barbari & digitali. Cronache dal fronte di una guerra in corso " di Giampiero Beltotto
(Marsilio, 144 p., € 16,00)

" Gli artisti che ho incontrato " di Gillo Dorfles
(Skira, 286 p., € 42,00)

" Con gli occhi dei maestri " di Flavio Caroli
(Mondadori, 280 p., € 30,00)

" Paura reverenza terrore " di Carlo Ginzburg
(Adelphi, 311 p., € 40,00)

" Il cinema del no " di Goffredo Fofi
(Elèuthera, 112 p., € 10,00)

" Indovina che tiberio viene a cena " di Daniel Cuello
(Baldini&Castoldi, 160 p., € 15,00)

IL CONFETTINO
" Il libro tv " di Cristina Petit
(Valentina Edizioni, 32 p., € 11,90)

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