Tutti Convocati14/11/2019

Il meglio di

Ciabatti a Tutti convocati: "Il ritiro di Lorenzo? Brutto il raffronto con Marquez, ha tratto le conseguenze"

Gli addii fuori tempo massimo sono sempre qualcosa di più triste del necessario e del dovuto. Indimenticabile Michel Platini quando, ancora fuoriclasse appena trentenne, tentò di spiegare che è meglio alzarsi da tavola con un po' di appetito ancora addosso. Questo vuol dire avere rispetto di se stessi e di ciò che di grande si è fatto. Questo si rimproverava a Jorge Lorenzo, cinque volte campione del mondo tre delle quali in MotoGp, vedendolo arrivare ultimo a oltre un minuto da quell'altro spagnolo che guida la sua stessa moto. Dispiacere sportivo che va al di là, per chi ci vuole andare, delle simpatie e perfino delle bandiere nazionali. Però Lorenzo è così, tutto o niente, incapace di pareggiare. Uno che o stravince o perde di goleada, senza mezze misure come il suo modo di correre: imbattibile o battuto in partenza, acceso o spento. Spesso incomprensibile, come i delicati equilibri della sua psiche, simile a un mosaico di quelli difficili, che basta un pezzo dalla forma diversa come quel famoso serbatoio della Ducati per trasformare la spazzatura in capolavoro. Spazzatura è rimasta questa ultima stagione: al netto dell'ultima gara, Jorge ha fatto 25 punti. Roba da uomo qualunque, non certo da campione che la Ducati, o parte di essa, avrebbe voluto trattenere. Perché forse non siamo gli unici a credere che un Lorenzo in modalità "on" sarebbe stato l'unico capace di battere Marquez che lo ha fatto prigioniero e distrutto in altro modo. Ai microfoni di Tutti convocati, il commento sul ritiro di Lorenzo di Paolo Ciabatti, direttore sportivo Ducati Corse, ex team del maiorchino: "Purtroppo è molto brutto il raffronto tra due compagni di squadra in cui uno ha vinto il Mondiale con quattro gare di anticipo facendo solo primi e secondi posti e Jorge che in Australia è arrivato lontanissimo lottando con piloti che normalmente non avrebbe neanche visto. È un po' triste vedere un campione come lui in una situazione del genere. Credo che abbia tratto le conseguenze dalla situazione, una decisione importante, sofferta e anche direi non inaspettata se vuoi, ma chiudere una carriera come la sua cinque volte campione del mondo di cui 3 in MotoGP -  con una stagione così triste non è quello che si aspettava nessuno, perché può piacere o non piacere ma è stato un pilota che ha scritto un pezzo di storia."

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