Tutti a scuola12/04/2021

Rientro in classe. Costantino, neuropsichiatra: "Gli insegnanti ascoltino gli studenti. No alla scuola separata da quanto accade fuori"

Da oggi sono a scuola con le lezioni in presenza poco più di 6,5 milioni di alunni...

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Da oggi sono a scuola con le lezioni in presenza poco più di 6,5 milioni di alunni: il 77% degli 8,5 milioni di alunni iscritti nelle scuole statali e paritarie: quasi otto su dieci, secondo le stime di Tuttoscuola. Poco meno di 2 milioni restano in didattica a distanza, con la consueta alternanza del 50% per gli studenti delle superiori.
E per chi resta in dad, si segnalano ancora casi di abusi da parte di insegnanti, come le interrogazioni con gli occhi bendati per non sbirciare le risposte sul libro.
"Purtroppo c'è una grande confusione su quali sono gli obiettivi educativi, spesso scambiati con obiettivi di controllo, penalizzando dal punto di vista psicologico i ragazzi" - spiega a "Tutti a scuola", su Radio 24, Antonella Costantino, presidente di SINPIA, Società Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza, a capo dell'unità operativa complessa di Neuropsichiatria dell'infanzia e adolescenza al Policlinico di Milano. "Le competenze che si possono sviluppare con la dad non sono le stesse che si sviluppano in presenza e bisogna rimodulare completamente".

Leggiamo che in questo periodo i reparti di neuropsichiatria infantile sono pieni. Cosa osservate?

"Osserviamo nei pronto soccorso un aumento dei tentati suicidi, che ha a che fare con il disturbo psichiatrico, ma anche con la disperazione. Il vero problema è che non abbiamo posti per ricoverare i ragazzi".

Quello di oggi è un momento delicato per gli studenti che rimettono piede in aula, dopo mesi di didattica a distanza con tutto ciò che questo comporta. Come devono comportarsi gli insegnanti di fronte a dei ragazzi che sono comunque più fragili?

"Vanno considerati due elementi chiavi nel rientro in presenza: il rientro va gestito in sicurezza e gli insegnanti devono aiutare i ragazzi a visualizzare come devono comportarsi, visto che gli studenti sono stufi come tutti noi delle tante attenzioni che vanno prestate alle regole antipandemia. Inoltre gli insegnanti devono aiutare i ragazzi delle superiori o dell'università a identificare dei modi per non utilizzare i mezzi pubblici per andare a scuola. Poi c'è un secondo aspetto: i ragazzi rientrano in presenza dopo un anno faticoso, ma hanno di colpo una gran voglia di andare a scuola, questo è un effetto collaterale fantastico della pandemia. Ha consentito loro di scoprire che l'andare a scuola ha un sacco di vantaggi, però gli insegnanti devono confrontarsi con ragazzi che rientrano in aula con storie di vita diversissime alle spalle: c'è chi ha avuto morti in famiglia, chi ha visto familiari ricoverati, qualcuno ha vissuto a lungo in due locali in otto, mentre altri hanno la casa con giardino".

Cosa suggerire agli insegnanti per il rientro?

"Far raccontare, ascoltare, far ascoltare i ragazzi fra loro, raccogliere quello che portano, cercando di aumentare la loro consapevolezza di come stanno e di cosa è successo, per poi ripartire da lì. Non tenere, come abbiamo fatto per anni, la scuola separata dalla vita fuori dalla scuola. Questo non è più possibile, non è né educativo né utile per imparare di più e meglio ed essere più competenti da adulti. Come la scuola sta cercando di fare, bisogna puntare alle competenze e le competenze sono trasversali e includono gli aspetti emotivi".

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