Tutti a scuola14/06/2021

Lo scrittore Galiano ai maturandi: "Fate esplodere la voce repressa in un anno e mezzo di pandemia

Un anno scolastico faticosissimo per insegnanti e ragazzi quello che si è chiuso. Per molti le vacanze sono già cominciate...

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Un anno scolastico faticosissimo per insegnanti e ragazzi quello che si è chiuso. Per molti le vacanze sono già cominciate. Per i maturandi invece siamo alla vigilia di questo esame di Stato versione Covid, con l'unica prova orale in presenza. Ed è proprio una ragazza all'ultimo anno del liceo scientifico la protagonista dell'ultimo romanzo di Enrico Galiano, in libreria fra qualche giorno con "Felici contro il mondo", edito da Garzanti.

D. Nelle prime pagine del libro emerge il peso di Gioia, la protagonista, e dei suoi compagni per questa maturità che diventa una sorta di ossessione per i professori, questo ripetere continuo in classe l'incombere della prova. 

R. Noi insegnanti usiamo la parola "esame" come una sorta di spauracchio-minaccia che sventoliamo fieri dal primo giorno dell'ultimo anno, nell'illusione che serva a spronare i ragazzi ad impegnarsi di più. In realtà si ottiene questo risultato solo in una minoranza di studenti. Io con la mia classe ho adottato una tecnica: non nominiamo mai la parola "esame" che per noi diventa come Voldemort: il "voi sapete cosa". Ottengo un certo effetto dissacrante.

D. Gioia si sente a scuola come i settori deserti delle librerie, come un libro con dentro scritte un sacco di cose, ma che nessuno ha voglia di leggere. Un'immagine molto triste della scuola, che non sa leggere le pagine scritte dentro la testa e il cuore dei ragazzi

R. E' forse il tipo di sentimento che più spesso ricevo nei messaggi degli adolescenti. Sono lì ma sembra loro che nessuno li veda. In realtà il loro è un libro interessante. Sono proprio gli adolescenti più silenziosi che hanno più cose da dire.

D. L'ansia dell'esame e l'ansia del dopomaturità. Anzi, come la chiama Gioia, la futuransia. Ci sono i liceali che già hanno le idee chiare e sanno già cosa fare dopo. Ma la maggior parte dei ragazzi è come la protagonista del libro: che si chiede come sia possibile che a 18 anni debba decidere cosa fare nella vita quando a malapena riesce a decidere che marca di cereali le piace di più. Forse la scuola dovrebbe comunicare meno futuransia e orientare un po' meglio, aiutarli a scegliere.

R. Credo che la domanda: "Cosa vuoi fare da grande" abbia perso il senso che aveva una volta. Fra dieci anni sarà cambiato tutto. La domanda che dovremmo fare ora è; "Cosa vuoi essere". In una società che cambia con questa velocità inchiodarli a delle etichette (banchiere, architetto, pittore) è bluffare sul mondo che c'è là fuori. 

D. Nel messaggio inaugurale dell'anno scolastico, la protagonista vorrebbe esprimere questo augurio ai suoi compagni: che possa non essere mai un anno così così. Per molti studenti la scuola si traduce proprio in anni così così. Quest'anno ne è stato un fulgido esempio: con la didattica a distanza tanti insegnanti hanno colto la sfida e fatto lavori bellissimi. Tanti altri hanno lasciato i ragazzi marcire davanti ai computer.

R. E' difficile quello che facciamo. A volte l'impressione degli studenti è di stare al banco in ore così così, senza passione, senza entusiasmo. Non è un luogo dove trovare se stessi secondo i ragazzi. E questa mi pare un'occasione mancata, un'occasione sprecata. Cerco di dirmelo sempre come insegnante. La protagonista del mio libro mi guarda e mi dice: "Occhio a non diventare un insegnante così così".

D. Che augurio possiamo fare a questi ragazzi, che si apprestano ad affrontare la maturità e a tuffarsi poi nel mondo dei grandi, con una cassetta degli attrezzi quest'anno un po' più sguarnita, causa isolamento, causa paura, causa ansia da Covid?

R. L'esame è una sfida importante ma non sarà mai l'esame di maturità a dirti se sei maturo. Dentro l'esame non c'è tutto: "Se riesco sono un vincente se non riesco sono un fallito". E' un momento di conoscenza di se stessi, ma non diamo all'esame troppo peso. La seconda cosa da fare è questa: i nostri ragazzi dovranno prendere tutta l'energia che hanno accumulato in questo anno e mezzo di pandemia e che hanno trattenuto, represso, chiuso dentro di loro. Dico ai ragazzi: fatela esplodere questa voce, so che c'è e non vedo l'ora che ci facciate vedere quello che siete. 

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