Il treno va 16/05/2016

Una passione viscerale

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Caro Gianluca,

Non è facile ammettere un amore disperato, ancora meno facile è spiegare di essersi innamorate del proprio gastroenterologo.

Se dovessi dire con esattezza da cosa nasce questa storia non potrei fare a meno di specificare che il terreno di coltura su cui è sbocciato il fiore di cupido è circoscritto da un esame clinico non certo tra i più poetici, ma che per un assurdo capriccio del destino è stato l' unico contatto profondo che io abbia avuto con questo uomo. Tra l' altro per nulla bello, molto più anziano di me, assolutamente lontano anni luce da ogni mio ideale maschile.

Eppure io donna sposata con due bambini ancora alle scuole elementari sarei pronta a qualsiasi pazzia per convincere quest'uomo a buttarsi assieme a me nel più degradante incontro di passione carnale. Mi meraviglio di queste mie parole e non riesco a spiegarmi una mia così animalesca e folle immaginazione.

E' stato lui a fare i primi passi, lui a dichiararmi una passione incontrollabile, lui a tentare i primi goffi, ma inequivocabili approcci fisici, sempre nel suo studio, sempre dopo avermi visitata e aver discusso sulle lastre delle mie viscere meno poetiche. Lui mi ha lavorata a fuoco lento, osando con parole, messaggi ardenti, telefonate piene di passione. Io ho accettato di incontrarlo fuori dallo studio, ma solo perché ero incuriosita su come mai potesse un uomo provare per me desiderio fisico così inequivocabile, dopo avermi avuta come paziente e non certo in condizioni da suscitare immaginazione amorosa.

Ci siamo incontrati in situazioni sempre precarie e in cui era materialmente impossibile che questa passione seguisse il suo naturale esito…Grandi baci appassionati, parole strappacuore, dichiarazioni d' amore folle e infinito, ma mai un passo avanti verso una "location" adeguata a portare la cosa verso la conclusione che io alla fine desideravo più di lui.

Si lo desideravo, per la prima volta, e nemmeno so spiegarmene la ragione. Sorprendendo persino me stessa sono diventata audace e ognuna delle due/tre volte che è avvenuto questo temporale ho sempre chiaramente chiesto di cercare un luogo adatto a incontrarci con maggiore intimità.

Qui è scattato l' imponderabile, quello che mi manda fuori di testa e mi tormenta ancora di più

Con sensi di colpa indicibili. Quando stiamo assieme quei pochi minuti nel suo ambulatorio e una volta nell'androne del palazzo dove riceve i pazienti, lui sembra un maschio incontenibile, ho avuto modo di percepire il suo desiderio in maniera inequivocabile. Quando però si tratterebbe di prenotare una stanza, portarmi in un qualsiasi posto acconcio all' intimità di due amanti, inventarsi una scusa per una di quelle fughe che so bene tutti praticano, lui diventa evasivo, mette avanti la famiglia, il suo matrimonio benedetto, la sua fede religiosa, la sua coscienza di osservante. Insomma non se la sente…Però continua a tormentarmi, a scrivermi, a propormi visite di controllo.

Cosa devo fare a questo punto? Io ormai pur di averlo sarei disposta a qualunque compromesso. Più questo uomo mi si nega più io me ne sento presa e non mi capacito della sua crudele altalena.

Da ascoltare guardando fuori dal finestrino:
The Withe Birch - Breathe
Serge Gainsbourg - La chanson de Prévert
The Believer - Cat Dowling
Trio Mandili - Mokhwel Mshvidobit

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