Storiacce13/10/2019

Brindisi, porta d'Oriente. Anche dei falsi

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L'aria è densa di gasolio. E nel vento, le sirene dei traghetti si mescolano al muggito dei tir. Eccola, la porta d'Oriente. Anche per le merci contraffatte. «Benvenuti sulla banchina di Costa Morena di Brindisi», sorride il tenente colonnello Tiziano La Grua del comando provinciale della Guardia di Finanza. Benvenuti qui, dove migliaia di falsi provano ad entrare in Europa. Con un danno per l'economia italiana, che oscilla tra uno-due punti di Pil, in mancate vendite.
E' su questa striscia d'asfalto, sotto lo sguardo di decine di telecamere, che si rinnova la storia più antica della città. Eletta già in epoca romana a scalo marittimo della via Appia, Brindisi - nei secoli - ha rinnovato la sua vocazione di ponte verso l'Oriente. Ora come luogo d'imbarco dei Cavalieri delle crociate, ora come punto di partenza per il Giro del Mondo in 80 giorni, da ultimo, come uno dei principali scali per decine e decine di container, col loro carico di falsi d'autore, made in China. E se La Spezia è il porto che registra il maggior numero di capi contraffatti sequestrati - ma ha anche ben altri volumi di affari complessivi - Brindisi arriva al terzo posto dopo Genova, con 575.231 pezzi a cui sono stati posti i sigilli. Complessivamente, dal 2017 a giugno 2019 sono stati quasi 29 milioni i capi sequestrati, sia per contraffazione, che per tutela del made in Italy, come per sicurezza dei prodotti. Un'immersione- a puntate - nel mondo del falso (Parte 1).

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