Reportage13/05/2016

Le amministrative di Radio 24 - Torino, un modello tra crisi e rilancio

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A meno di tre settimane dal voto del 5 giugno, nel pieno di una campagna elettorale che vede il record di 16 candidati per la poltrona di Palazzo Civico, Torino mostra due facce. La città che il New York Times ha scelto come una delle destinazioni del 2016, che vanta un record di 4 milioni di turisti nel 2015, che è seconda assoluta in Europa, dopo Amsterdam e davanti a Parigi nella classifica delle capitali europee dell'Innovazione, continua, a portare avanti un progetto di trasformazione che per molti aspetti è un modello, non solo nel Belpaese.

Poi però gli umori delle strade dei quartieri popolari raccontano altro. Corso Svizzera, quartiere Campidoglio, ex zona operaia oggi invecchiata e in lento cambiamento. Qui, tra i banchi del mercato, se si chiede alle persone di politica cittadina, elezioni, futuro, in tanti preferiscono non rispondere. E chi parla è critico: le voci rivelano delusione, distanza, rabbia.

Una prima spiegazione è legata alla crisi, che a Torino ha colpito duramente, soprattutto alcune fasce di popolazione: nel 2015, la disoccupazione nell'area metropolitana cala ma resta alta, in linea con quella nazionale, all'11,9%, mentre quella giovanile è al 44,9%, sopra la media nazionale. I poveri, dice Caritas Torino, sono raddoppiati dal 2007 a oggi, 100mila, circa il 15% della popolazione totale.

Nanni Tosco, già segretario Cisl di Torino oggi presidente dell'Ufficio Pio, il "braccio" della Compagnia di San Paolo che dal 1500 si occupa del sostegno alle fasce deboli, spiega che "la povertà è aumentata quantitativamente, è aumentata come tipologie di persone che vanno in povertà, è aumentato il rischio che in questo periodo perdere il lavoro significhi scivolare verso la povertà".

Intanto, in questi anni, il comune ha dovuto fare i conti con minori trasferimenti e anche con un debito di 3,4 miliardi, da ridurre senza tagliare il welfare. Ed è proprio quello che Piero Fassino rivendica: "Abbiamo tagliato il debito di 600 milioni di euro – spiega – senza tagliare i servizi. E abbiamo continuato a investire". Fassino, 66 anni, sindaco uscente, porta avanti da oltre un mese una campagna elettorale vecchio stile: non si ferma mai, è dappertutto, incassa critiche e malumori, racconta il lavoro fatto: la crescita di turismo e cultura, gli asset per l'innovazione, il terzo Piano strategico della città, la progettazione della linea 2 della metropolitana. Mette al centro del suo programma attrattività, sicurezza. E per l'occupazione indica una strategia a più assi – industria, terziario, risanamento ambientale – purché, dice, "si punti sul massimo dell'innovazione in ogni campo, perché solo così si crea lavoro".

Nella città in cui il centrosinistra governa da 23 anni la partita di Palazzo Civico la giocano in diciassette. I nomi, in rigoroso ordine di scheda elettorale sono Guglielmo del Pero, Mario Cornelio Levi, Marco Rizzo, Roberto Usseglio, Alberto Morano, il sindaco uscente Fassino, Osvaldo Napoli, Lorenzo Varaldo, Vito Colucci, Roberto Rosso, Gianluca Noccetti, Chiara Appendino, Marco Racca, Pier Carlo Devoti, Anna Battista, Giorgio Airaudo. E poi Roberto Salerno, che è riuscito a ottenere il via libera del TAR per il simbolo della fiamma del Movimento Sociale Destra Nazionale che lo sostiene.

Stando ai sondaggi, la sfidante principale del sindaco è colei che è stata la sua spina nel fianco nei 5 anni di Consiglio comunale. Chiara Appendino, 32 anni a giugno, del Movimento 5 Stelle. Figlia di un dirigente industriale, laurea in Bocconi, è sposata con Marco Lavatelli, titolare di una piccola impresa, per cui lavora alla pianificazione e controllo di gestione, dopo essersi licenziata dalla Juventus. A gennaio le è nata una bimba, Sara.

"Siamo orgogliosi della nostra città, dei tanti stranieri che vengono a visitarla. Ma Torino sta diventando la città dei paradossi, in cui è aumentato il divario sociale, come dice anche lo studio della Fondazione Giorgio Rota." Appendino indica le sfide per cambiare: ricucire le fratture tra ricchi e poveri, centro e periferia, rendere la città più vivibile, accrescere la sicurezza con nuclei specialistici dei vigili urbani e maggiori investimenti nelle periferie. E per creare lavoro? Serve rilanciare la vocazione industriale di Torino, soprattutto sostenendo la piccola e media impresa.

Si definisce olivettiana, parla soprattutto di una città da unire, usa parole come solidarietà, cooperazione, comunità. Critica l'amministrazione uscente, ma senza toni eccessivi. È moderata anche quando parla del sistema Torino: "E' un regime urbano che è stato utile per dare continuità alla progettazione: ma oggi serve aprire al merito e ai giovani, perché abbiamo bisogno di idee ed energie nuove".

Anche Giorgio Airaudo, parlamentare di Sel e sindacalista Fiom, va all'attacco, ma senza eccessi. La sua scommessa, così la definisce, nasce a sinistra della maggioranza attuale ma anche raccogliendo il coinvolgimento di realtà non politiche: "Vedo due idee che non mi piacciono: quella del sindaco Fassino, per cui va tutto bene così, non bisogna toccare i soprammobili in salotto; e quella di Chiara Appendino, per cui tutto è andato male. Non è così: gli ultimi devono tornare ad essere uguali agli altri, ma dobbiamo anche approfittare delle opportunità che questa città ha offerto, aggiungendo una visione, una prospettiva: ad esempio tra cinque anni in centro si potrebbero vedere solo auto elettriche, da produrre qui. Dobbiamo rilanciare il sogno di Andrea Pininfarina".

E il centrodestra? Sotto la Mole, un po' come a Roma., avanza in ordine sparso. I più accreditati da sondaggi sono Alberto Morano, sostenuto da Lega, Fratelli d'Italia e dalla lista che porta il suo nome, Osvaldo Napoli (Forza Italia e civiche) e Roberto Rosso (Udc, Area Popolare, civiche). Napoli, ex deputato, sindaco di Valgioie, indica come priorità "la povertà, l'occupazione, la sicurezza: sono le solite frasi, lo so, ma sono i veri problemi di Torino, soprattutto in periferia. Dobbiamo riequilibrare centro e periferia".

Dall'altra parte il notaio scelto di Matteo Salvini dice chiaro e tondo che la sua partita riguarda proprio il futuro assetto del centrodestra: "La vittoria di una nuova lista civica rappresenterebbe un punto di svolta importante". Naturalmente Morano va anche all'attacco del centrosinistra e denuncia una "gestione del potere a debito", il cui costo viene pagato dai cittadini. Ma sulle scelte da fare assume accenti moderati e lontani dal leader della Lega: "Si combatte l'illegalità, sia italiana che straniera, e si cerca di integrare gli stranieri che lavorano nel sistema torinese: 153mila stranieri non sono solo più un problema di immigrazione, sono un problema sociale della città. E se si pensa che i 153mila sono tutti sotto i 50 anni, tra dieci anni Torino l'incidenza di quei 153mila sarà non più pari al 18% della popolazione ma al 28-30%"

E allora? Secondo molti, la partita vera si giocherà al ballottaggio, che appare altamente probabile. Il gioco del voto contro potrebbe favorire Appendino? E quanto peserà la politica nazionale? Per Nanni Tosco il voto sarà deciso più dalla percezione che dai progetti: "Il consenso ci sarà soprattutto su problemi di percezione immediata dei cittadini che votano. Non sui grandi progetti…". Ma la posta in gioco è un'altra, e riguarda invece proprio la sfera del futuro a lungo termine. Perché questo, sottolinea Tosco, a Torino come a Milano, è il primo voto che di fatto deciderà il destino delle due maggiori aree metropolitane, che sono, per di più, sempre più vicine e integrate tra loro.

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