Reportage10/03/2018

Aldo Moro, l'attacco al cuore dello Stato

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Il 9 maggio 1978, 40 anni fa, si conclude così il lungo calvario del Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse, l'uomo che mette in pratica un avvicinamento del Partito Comunista di Enrico Berlunguer nella sfera di Governo.
55 giorni prima, le Brigate Rosse alzano il livello dello scontro.
E' il tempo in cui l'Italia sprofonda nel baratro del terrorismo e le sue Istituzioni vengono colpite al cuore.

Il 16 marzo 1978.
Sono le sette del mattino.
I brigatisti Franco Bonisoli e Valerio Morucci escono insieme dalla base di via Chiabrera.
Sono vestiti da avieri. Le divise acquistate da Adriana Faranda in un negozio in via Firenze. Portano lunghi impermeabili bianchi. Servono per mascherare le armi che hanno addosso. Un mitra e una pistola, come tutti i regolari delle Br.
Morucci ricorderà anni dopo davanti ai giudici che l'organizzazione era pronta per il 16 mattina, uno dei giorni in cui Moro sarebbe potuto passare in via Fani.

Pochi secondi prima delle 9 del mattino.
Moro e la scorta si dirigono verso via Fani.
La 128 targata Corpo Diplomatico la guida Moretti.
Rita Algranati è piazzata all'angolo della strada con un mazzo di fiori in mano.
Avverte Moretti con un cenno che il convoglio sta arrivando.
Moretti si mette davanti alle auto blu.
Pochi secondi e si scatena l'inferno.
Ci si mettono in tre a bloccare il traffico.
Barbara Balzerani è già in mezzo all'incrocio a due metri dallo stop di via Fani e ferma le macchine che risalgono da via Stresa.
Poco più in là ci sono Alessio Casimirri e Alvaro Lojacono.
Raffaele Fiore,Prospero Gallinari,Valerio Morucci e Franco Bonisoli sono vestiti da avieri sono quelli che aprono il fuoco.
Fiore tiene in mano l'M12. Si inceppano i mitra di Morucci e Bonisoli. Uno dei poliziotti dell'Alfetta,è colpito. Scende dalla macchina,impugna la pistola. Bonisoli lascia cadere a terra il mitra,tira fuori il suo revolver,spara e lo uccide. Il fuoco si concentra sull'Alfetta. Muoiono Domenico Ricci, Raffaele Jozzino,Giulio Rivera. Francesco Zizzi è ferito gravemente. Con una raffica viene massacrato Oreste Leonardi,il maresciallo che è con Moro nella 130. Moro è sconvolto,incredulo. Moretti scende dalla macchina,va verso la 130, guarda il presidente e lo prende per un braccio. Lo fa scendere e lo carica sulla 132 guidata da Bruno Seghetti. Valerio Morucci preleva dalla 130,due delle cinque borse in pelle di Aldo Moro. Moretti,Fiore e Seghetti se ne vanno con Moro.
L'azione dura quattro minuti esatti. La scena che si presenta in via Fani è apocalittica.

Arrivano gli inviati. Paolo Frajese,inviato del Tg1.

In via Fani vengo raccolti novantatre bossoli.
Ventidue provengono da uno dei quattro mitra in dotazione agli avieri del commando.
Le armi usate sono sei.
I colpi sono calibro 9 lungo.
Moro viene trasportato in via Montalcini 8, interno 1 dove si trovano Laura Braghetti e Germano Maccari.
Moretti e Gallinari indossano i cappucci.
Moro guarda la bandiera rossa con la stella a cinque punte e dice:"Ah,siete voi,lo immaginavo".
Moretti chiede al presidente se sta bene ma Moro è sotto shock.
Inizia l'interrogatorio.
Le Brigate rosse telefonano all'Ansa.
Alla Camera Pietro Ingrao sospende i lavori e annuncia il rapimento di Moro.

In Piazza del Gesù parla ai cronisti il segretario della Democrazia Cristiana Benigno Zaccagnini.

Bettino Craxi,segretario del Partito Socialista: "E' ferita la Repubblica." Enrico Berlinguer,segretario del Partito Comunista: "Era prevedibile." I sindacati proclamano lo sciopero generale. Luciano Lama,segretario della Cgil.

Nella notte, il governo Andreotti ottiene la fiducia. C'è l'appoggio dei comunisti. Andreotti parla in Parlamento.

Moro resta sequestrato 55 giorni, dal 16 marzo al 9 maggio 1978.
Le Brigate Rosse emettono nove comunicati.
Il partito della fermezza è formato essenzialmente dal blocco di Governo, nato dal compromesso storico tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista.
Il Partito socialista si smarca e avvia una trattativa .
Gli apparati dello Stato collezionano un numero notevole di depistaggi, alcuni gravi come la mancata perquisizione dell'appartamento brigatista di via Gradoli e il finto comunicato brigatista con cui si annuncia la morte prematura di Moro.
Siamo all'epilogo della triste fine di Moro.
Il 30 aprile, Mario Moretti telefona alla famiglia Moro.

Il 9 maggio 1978.
Il corpo di Moro è rannicchiato nel bagagliaio dell'auto.
Via Caetani sta a due passi da Botteghe Oscure e Piazza del Gesù.
Un cadavere offerto sul sacrario del compromesso storico.
Un affronto alle istituzioni del Paese,al sistema dei partiti,alla vita civile e democratica. Moro muore nei giorni del Governo di unità nazionale. La famiglia rifiuta manifestazioni pubbliche,funerali di Stato,nessun lutto o medaglia alla memoria. Rimane nel suo doloroso silenzio. Perché sulla vita e sulla morte di Aldo Moro possa giudicare solo la Storia.

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