Radio Next24/11/2019

Confindustria Piccola Industria e la filiera digitale

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Prosegue il tour Piccola Industria avangurdia di crescita, promosso da Confindustria Piccola Industria e Audi sui temi dell'innovazione e della competizione per le piccole e medie imprese italiane. E come per ogni incontro, chiamiamo ai nostri microfoni l'imprenditore ospite del convegno. In questa puntata parliamo di filiera produttiva e innovazione con Paolo Marini, Amministratore delegato di Icap Group.
Se i distretti produttivi sono stati il fulcro della rinascita di alcuni mercati dell'economia italiana, oggi è necessario rivedere le regole di ingaggio: filiera corta non è più sinonimo di prossimità ma di apertura e collaborazione con imprese transnazionali, in grado di arricchire e completare l'offerta. Sono le piattaforme digitali uno degli abilitatori più efficaci di questo cambiamento: dalla creazione di extranet ad hoc con clienti e fornitori, pensate in ottica multilanguage e multiservice per venire incontro alle differenti esigenze degli attori in gioco, ai sistemi di collaborazione distribuita come Wrike o, nel caso di un esempio specifico inerente il G.I.S., ARC Enterprise. Ci sono poi soluzioni come Jamio o Zoho che permettono di costruire la propria piattforma da zero, sia per la gestione di workflow che per la condivisione di contenuti e progetti. Tutto ovviamente in cloud, in modo da permettere a chiunque di poter accedere in sicurezza alle risorse condivise.
Le difficoltà però non mancano e sono soprattutto culturali: la diffidenza all'apertura è data non solo dalle differenze culturali, ma dallamancata conoscenza degli strumenti e dal conseguente timore di non avere o perdere completamente il controllo del processo. Timori certo non infondati se non si riesce a tenere le redini del progetto. Ma, ancora una volta, è una questione di forma mentis e di allenamento al cambiamento. Aggregazioni di impresa elastiche, liquide e veloci si strutturano in continuazione al di la dei confini e riescono a dare vita a soggetti ipercompetitivi che possono mettere a rischio il proprio mercato. Vale la pena continuare ad attendere?

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