Radio Next27/04/2020

Se muore la musica, perdiamo una parte di noi

Ci ha accompagnato anche in questi giorni di reclusione ...

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Ci ha accompagnato anche in questi giorni di reclusione: lo streaming di una canzone o di un flow che ci hanno ricordato momenti di una vita che non sarà più la stessa, la voce dei conduttori radio che hanno tenuto compagnia a milioni di persone sole, i concerti in diretta improvvisati da artisti conosciuti e meno: quello di One World organizzato da Lady Gaga è stata una maratona emozionante, con tutte le sue imperfezioni (per chi lo avesse perso può rivederlo qui; Bocelli ha incantato nel suo concerto in un Duomo di Milano spettralmente deserto. Cosa sarebbe dunque la nostra vita senza la musica? Saremmo sicuramente più soli, senza la nostra colonna sonora che ci ha accompagnato in tanti istanti emozionanti. Ma la musica non è solo grandi artisti: sono i milioni di musicisti che insegnano, compongono, eseguono in ogni angolo della terra. E che hanno improvvisato da palchi arrangiati nei cortili delle città, sulle vie dei corsi, da balconi e terrazzi degli appartamenti concerti diventati la nostra voce del cuore.
Ma questa dedizione, questa passione rischiano di morire: chiusi i locali, annullati i concerti, inaccessibili scuole, sale prove e studi un popolo di artisti rischia di doversi reinventare per riuscire a sbarcare il lunario nel prossimo futuro.
Un accesso più ampio alle piattaforme per la redistribuzione equa del valore generato è l'unica via per poter permettere a questa ed altre forme d'arte di poter sopravvivere. Non sono i vincoli tecnologici a frenarne la diffusione ma la logica vetero-mercantilistica che non premia la bravura, le competenze ma la capacità di saper sfruttare al meglio la propria immagine e sapersi vendere, anche per quello che non si è.
Eppure c'è chi ci crede ancora e si impegna ogni giorno per cercare di sostenere questo mercato: Davide D'Atri, Amministratore Delegato di Soundreef ha vestito i panni di Don Chisciotte e ha vinto la battaglia contro i mulini a vento, fantasmi del passato e del presente che nulla hanno fatto per aiutare gli artisti, se non difendere coloro i quali il successo lo avevano già ottenuto. La piattaforma è nata con un unico intento: permettere ad ogni artista, senza spese fisse, di poter tracciare l'utilizzo della sua opera ed essere giustamente remunerato per quanto prodotto ed utilizzato on e offline. Immaginatevi una gigantesca Shazam che ascolta radio, tv, streaming, e qualsiasi canale audio tracciabile, campiona la musica, la riconosce e ne segnala l'utilizzo all'autore. Il tutto in tempi oggi rapidi, domani immediati. Alla faccia dei diritti pagati a mesi e mesi di distanza. "Come può oggi un giovane giustificare alla sua famiglia le sue capacità se non producendo reddito?", si chiede Davide. "Dobbiamo dare ai musicisti la possibilità di fare della loro passione artistica un lavoro in grado di sostenere una vita dignitosa". E in quest'ottica SoundReef ha deciso di anticipare a tutti gli artisti iscritti con introiti inferiori ai 10.000 € l'anno il 50% delle loro future revenue. Una scommessa coraggiosa che fa luce in un mondo di paure e incertezze. Un esempio da seguire ed applicare non solo in campo musicale o, allargandone la portata, artistico in generale ma a tutte le professioni per premiare finalmente le competenze, unico vero valore che ci permetterà di uscire dal buco nero nel quale siamo finiti. E chiudere la porta in faccia a quelli che continuano a bearsi delle loro posizioni di privilegio senza capire il mondo che cambia. Così erano gli influencer di ieri, opportunamente ribattezzati #Covidiot dal NYPost che oggi iniziano a lasciare spazio - ancora poco ma la speranza è dura a morire - a chi come Federico Ronchetti, fisico, racconta con passione e senza peli sulla lingua di questo momento di discontinuità

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