Olympia28/05/2016

Il sentiero dei gol perduti e ritrovati: Di Stefano e Pelè

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Alla ricerca del gol perduto, e che gol: forse uno dei più belli della storia del calcio di cui, fino ad oggi, non esisteva alcuna immagine o fotografia. Ora, invece, grazie alla passione di un giornalista, la testimonianza di un campione e i moderni strumenti tecnologici, ecco che quel gol, nella sua ricostruzione digitale, possiamo finalmente vederlo. E allora cominciamo a raccontare questa storia insieme a Nando Sanvito, amico e collega di sport Mediaset.

La partita, amichevole, è Belgio - Spagna del 1957, gara in cui sia Di Stefano che Luisito Suarez, il grande campione di Barcellona e Inter, realizzano una doppietta, nel netto 0 a 5 a favore degli iberici. Ma il primo gol del fenomenale mito madridista è qualcosa di esaltante: "Colpì la palla col tacco, ma mentre si tuffava in avanti su un crosso troppo arretrato: una specie di colpo dello scorpione, col pallone che si infilò nel sette alle spalle dell'impietrito portiere belga", ricorda ancora oggi Suarez

Una testimonianza fondamentale, quella di Suarez che, unito al grande lavoro d'archivio e all'elaborazione tecnologica, ha permesso oggi, a quasi sessanta anni di distanza da quel giorno, a Nando Sanvito di ricostruire quell'azione, quella rete straordinaria, che incredibilmente non era stata ripresa dai cineoperatori presenti a Bruxelles quel giorno:"E' un grande motivo di orgoglio - sottolinea Sanvito - ma anche un piccolo grande miracolo che ha permesso a Suarez, grande amico di Di Stefano, di saldare questo piccolo debito d'amicizia, restituendo al grande Don Alfredo un altro tassello della sua grandezza"

Osserva il gol di Alfredo Di Stefano nella ricostruzione digitale realizzata da Nando Sanvito su ispirazione di Luis Suarez

Da bambino aveva promesso di vincere la Coppa del Mondo con la maglia del BrasileBeh non si può dire che Edson Arantes do Nascimento, in arte Pelè, non sia stato di parola. Il fuoriclasse brasiliano del Santos ha infatti conquistato la Coppa del mondo nel 1958 in Svezia, nel '62 in Cile e in Messico nel 1970. Come sapete è nelle sale ora un film a lui dedicato, soprattutto alla nascita del suo talento e del suo mito, e allora ne approfittiamo per mettere in luce qualche a spetto nascosto di O Rey. E lo facciamo con un amico, collega e grande conoscitore del calcio brasiliano. Darwin Pastorin
"Le sue partite più belle? Inevitabile dire due finali mondiali: quella del 1958 in Svezia, in cui rivelò il suo straordinario talento, e quella di Messico 1970, in cui siglò il primo gol contro l'italia con un colpo di testa che ancora oggi è nella leggenda - spiega Pastorin - O lui o Maradona: quando si parla del più grande, i nomi sono solo due. Ma certo Pelè è riuscito anche a fare del proprio nome un business, tenendosi alla larga da scelte troppo difficili, preferendo non mettere mai a rischio la gloria conquistata sul prato verde"

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