Olympia17/11/2017

Italia-Svezia: mente e cuore di un fallimento mondiale

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Una sera storica. Ma non come tutti noi avevamo sognato. La notte del 13 novembre allo stadio "Meazza" di San Siro, Milano, verrà ricordata come "quella del grande fallimento della nostra Nazionale, e quindi del nostro calcio. Lo zero a zero contro la Svezia, sommato all'uno a zero rimediato all'andata in Scandinavia, ci tiene fuori dai Mondiali di Russia 2018, come solo nel 1958 era già capitato. Una tragedia sportiva figlia di incomprensioni, limiti, incapacità tecniche e gestionali, che hanno caratterizzato la gestione del ct Gianpiero Ventura, ma che al tempo stesso affondano le radici nello stesso sistema organizzativo del nostro calcio.


Stefano Tirelli, docente di Tecniche Complementari Sportive all'Università Cattolica di Milano, e ospite fisso di questa stagione di Olympia, ha seguito dai microfoni Rai tutte le qualificazioni mondiali delgli azzurri e tutti gli allenamenti del gruppo gestito da Ventura. Sotto la sua guida, riviviamo oggi le cause che hanno portato al flop mondiale, provando a definirne contorni e prospettive. "Soprattutto nella gara d'andata - spiega Tirelli - non siamo riusciti a trasferire in campo la giusta carica mentale. In particolare, la squadra ha tradito le sue caratteristiche e la sua identità, sfidando invece gli svedesi sul loro terreno preferito, quello fisico".

Sul fallimento ha pesato la rottura del rapporto fra allenatore e gruppo. "Un dato fondamentale - sottolinea Tirelli - soprattutto per una squadra di medio-alto livello come la nostra, che però proprio su quel legame contava per fare il definitivo salto di qualità".

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