Olympia 21/09/2019

Città del Messico, 12 settembre 1979: quando Mennea batté Kronos

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La sfida eterna, dall'esito scontato certo, ma a volte imprevedibile, inatteso, inaspettato. E' quella dell'Uomo contro Kronos, il dio del Tempo, colui che alla fine sempre prevale, ma che sa concedere agli esseri umani parziali - e per questo ancor più straordinarie - vittorie.
Venne piegato quel giorno, quel 12 settembre 1979, Kronos, da un ragazzo arrivato da Barletta per arrivare in vetta al mondo: Pietro Mennea. Sulla pista dello stadio Olimpico di Città del Messico, quella stessa pista che 11 anni prima aveva visto il trionfo, il record mondiale e la clamorosa protesta di Tommie Smith (e john Carlos) dopo la finale dei 200 metri, il mito della nostra atletica stabilì vincendo la finale alle Universiadi messicane il nuovo primato, uno strabiliante 19"72 che verrà battuto solo 17 anni dopo, da Michael Johnson ai Giochi di Atlanta 1996.
Quella folle e straordinaria sfida a Kronos, è protagonista della puntata odierna di Olympia.
Nazzareno Rocchetti, oggi artista di fama internazionale, fu tra i primi ad essere abbracciato da Pietro, subito dopo il traguardo. Del barlettano era il massaggiatore, e aveva plasmato con le sue mani quelle gambe prodigiose
"Pietro è stato il più grande di tutti - dice oggi a Olympia - ma aveva un caratterino ... pensare che quella mattina neppure voleva gareggiare! Mi inventai uno stratagemma, per farlo salire sul bus che ci avrebbe portato allo stadio, e a quel trionfo ...".

Stabilito il primato, Mennea contribuì anche alla qualificazione alla finale della staffetta 4x100, completata da Giovanni Grazioli, Luciano Caravani e Gianfranco Lazzer, che quel pomeriggio stabilì il primato italiano, e il giorno successivo vinse l'oro alle Universiadi col nuovo record europeo.
"Vidi la gara dagli spalti - ricorda Lazzer -: esultammo tutti, rendendoci conto che quel record avrebbe resistito a lungo!


"Mennea? Era inimitabile, un suo riscaldamento era un nostro allenamento! - sottolinea Grazioli -: gia solo essergli accanto era per noi un'occasione e un esempio"

"Quando si ritirò scoprimmo un altro Pietro - ricorda Caravani -: da atleta era chiuso, teso, arcigno; poi invece si era aperto, avevamo scoperto il Mennea uomo, quello che ancora oggi ci manca dopo la morte avvenuta nel marzo del 2013, ad appena 61 anni".


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