Olympia 05/05/2019

Brasile, Juventus, Inter: quando la Storia è questione di...maglie

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Voci - quella di Alcides Ghiggia, autore del gol decisivo - e radiocronache - quella uruguaiana e quella brasiliana - che arrivano dal passato da una delle pagine leggendarie della storia del calcio. Siamo al Maracanà di Rio de Janeiro, il 16 luglio 1950, e di fronte a quasi 200mila spettatori l'Uruguay batte 2 a 1 il Brasile padrone di casa soffiandogli un titolo mondiale che sembrava cosa già fatta. Per il Brasile una disfatta che passò alla storia come il Maracanazo, superato forse solo nel 2014 quando i brasiliani - sempre in casa - subirono l'umiliante 7 a 1 nella semifinale mondiale contro la Germania, disfatta passata alla storia col nome di Mineirazo. Disperazione, lacrime, anche suicidi: ma il ko del 1950 ebbe anche una conseguenza pratica; l'addio alla maglia bianca, da parte dei brasiliani, a favore della maglia verdeoro che tutti conosciamo. Una scelta dettata dalla volontà di allontanare ricordo e dolore di quella sconfitta. Ma quella maglia bianca tornerà a vestire i brasiliani proprio questa estate, in occasione della Coppa america ancora una volta ospitata dal Brasile, per celebrare il trionfo dei padroni di casa nella Coppa America del 1919 esattamente un secolo fa
Simboli, divise e credenze che ritornano, e proprio di questo parliamo oggi a Olympia, partendo da un amico, storico dello sport e membro della Società Italiana di Storia dello Sport, Francesco Gallo, autore per l'editore Ultrasport del libro Copa America, e che ci aiuterà in questo viaggio nel tempo, alle origini del calcio sudamericano.
"Il ritorno del Brasile alla maglia bianca? Una grande emozione, vista la storia che ne causò l'abbandono...Non solo il Maracanazo, infatti, ma anche il ko nella coppa america del 1953 convinsero la Federcalcio brasiliana a indire un concorso per cambiare i colori della maglietta, che divennero così gli attuali verde e oro ...", spiega Francesco Gallo. "ora il ritorno al bianco vuiole essere anche un omaggio a quell' Arthur Friedenreich che è stato uno dei miti del calcio brasiliano e grande goleador protagonista della vittoria proprio nel 1919", sottolinea lo storico dello sport.

Ma, in un momento in cui anche altre divise storiche - basti pensare a quelle di Juventus e Inter - stanno cambiando in modo radicale, che influenza ha questo cambiamento sui giocatori, sui campioni che quelle divise dovranno indossarle? "Niente scuse né superstizioni. La forza mentale è innanzitutto libertà, in particolare dai condizionamenti esterni che possono influenza la performance. Perciò non c'è colore o divisa che possa affievolire la volontà di vincere o di dare il massimo", evidenzia Stefano Tirelli, docente di Tecniche Complementari sportive all'Università Cattolica di Milano e mental coach dei campioni.

La regia della puntata è di Roberta Frisani e Pietro La Corte
olympia@radio24.it

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