Obiettivo Salute 03/08/2020

Il mattino ha l'oro in bocca; Le scoperte della medicina

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Il mattino ha davvero l'oro in bocca? E' solo un proverbio popolare oppure c'è di più? E nel caso quali sono i punti di forza del mattino? Ne parliamo oggi con il prof. Roberto Manfredini, Direttore della clinica medica universitaria di Ferrara e autore di "Un tempo per ogni cosa" (Piemme)
Nella seconda parte di programma invece "viaggiamo nel tempo" per andare alla scoperta di personaggi o scoperte che hanno cambiato la storia della medicina. Ci aiuta in questo viaggio la penna di Andrea Vitali, autore tra i più prolifici e letti del panorama italiano

Leggi qui la storia:

Aspirina

Non privi di un certo orgoglio veniamo a sapere che fu un nostro connazionale, il calabrese Raffaele Pìria, nato nella Scilla di mitologiche memorie, a battezzare il composto di uno dei farmaci che noi moderni usiamo frequentemente: l’Aspirina, se vogliamo usare il suo nome d’arte, altrimenti detta acido acetilsalicico se invece vogliamo far sfoggio di conoscenze chimiche. Cervello in fuga già a quei tempi il Pìria. Medico ma più interessato alla chimica, si trasferì a Parigi accolto nel laboratorio di Jean Baptiste Dumas che ne fece un fidato collaboratore e dove condusse importanti studi sulla salicina. Peraltro di questa sostanza, presente nelle foglie del salice bianco e nella sua corteccia, e della sua utilità nel controllare dolori di vario genere e febbri si hanno notizie già da Erodoto nelle sue Storie, e soprattutto dal padre riconosciuto della medicina, Ippocrate, che ne introdusse l’uso terapeutico per controllare a quanto pare anche i dolori nel corso del parto. Siamo però lontani da quei tempi in cui nessun paziente si sarebbe meravigliato di una prescrizione quale masticare foglie di salice oppure assumere l’amara polvere estratta dalla corteccia della pianta per sedare dolori o contrastare febbri. Per molti versi l’ottocento può essere considerato l’età d’oro della scienza, non dimentichiamo che si apre con l’invenzione della pila da parte di Alessandro Volta. La farmaceutica, con un occhio rivolto anche all’aspetto economico, non fa eccezione. Pragmatici com’è nel loro costume, ricercatori dell’università di Marburgo riescono a sintetizzare in laboratorio l’acido salicilico mettendolo poi sul mercato a un prezzo dieci volte inferiore a quello dell’estratto della salicina. A questo punto la storia un po’ si complica. Verso la fine del secolo infatti si narra che certo Felix Hoffmann, chimico della ditta Bayer, riuscendo ad acetilare l’acido salicilico, creò un composto altamente efficace e dagli effetti collaterali molto ridotti rispetto ai precedenti. Ma sarà polemica poiché il primato sbandierato dai tedeschi è contestato, indoviniamo un po’ da chi ?: dai francesi secondo i quali, prima degli alemanni, il loro Charles Gerhardt già aveva raggiunto lo stesso risultato. Sta di fatto che nessuno si avvale di polemiche quando ha un po’ di febbre o deve scacciare qualche dolore, basta che abbia sottomano un’aspirina. Né ci importerà sapere che il nostro Raffaele Pìria abbia chiamato la sua scoperta acido salicilico e non acetilsalicico come potrebbe sembrare secondo la cronologia dei fatti. Non ci importa perché senza quella sua iniziale intuizione in terra francese magari oggi saremmo senza aspirina e per i dolori piangeremmo le stesse lacrime che secondo gli antichi cadevano dalle lunghe foglie dei salici andando così a formare i fiumi. 

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