Musica maestro11/01/2016

Jordi Savall: la musica ha il potere di stabilire il dialogo tra persone di culture e religioni diverse

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La musica è il linguaggio più forte che oggi abbiamo a disposizione per comunicare con persone di religione e culture diverse - spiega Jordi Savall, musicista, compositore, direttore d'orchestra e fondatore della casa discografica Alia Vox . Dato che con la musica non si può mentire, con questo linguaggio è possibile parlare sinceramente e direttamente al cuore dell'essere umano. Un esempio di questo potere lo possiamo trovare nel primo brano che il maestro ci propone, "Menk kadj tohni", un canto di lotta tratto dall'album "Spirito d'Armenia". L'album, che raccoglie brani suonati su strumenti tradizionali, è stato pubblicato nel 2012 ed è un omaggio alla memoria di Montserrat Figueras, scomparsa l'anno precedente e grande estimatrice della musica armena. Questo canto dimostra che nonostante abbia sofferto molto, il popolo armeno non ha perduto le speranze - racconta Savall - ma ha bisogno che vengano almeno riconosciute le tragedie che ha vissuto. Per trovare la pace ci vuole la riconciliazione, ma per trovare la riconciliazione ci vuole la giustizia. Molti paesi europei non riconoscono il genocidio per non rovinare i rapporti economici con la Turchia. Per ottenere la giustizia è indispensabile la memoria, e la musica è l'arte della memoria.

Il secondo brano proposto da Savall è "Ya Mariam el bekr", un canto arabo dedicato alla vergine Maria, che ci aiuta a capire come le altre culture riescano ad esprimere le emozioni e la fede, ed è un'ulteriore dimostrazione della capacità che la musica di stabilire il dialogo tra le persone. Non dobbiamo dimenticare che la vergine Maria si trova anche al nel Corano, dove Gesù è considerato un profeta, capace di fare i miracoli - spiega Savall. Il brano è tratto dall'album "Orient-Occident II - Hommage à la Syrie", pubblicato nel 2013, all'inizio della guerra civile siriana. E' intollerabile che il mondo civilizzato accetti, senza intervenire, che un popolo soffra e sia massacrato sia dalle forze governative, sia dal mondo islamico - continua Savall. E' una tragedia che riguarda tutti noi e che stiamo vivendo attraverso il dramma dei migranti. Attraverso la musica è possibile avvicinarsi al popolo siriano, scoprendo la sua cultura. Se non siamo capaci di risolvere i problemi della Siria, siamo destinati alla fine della civilizzazione - commenta Savall.

Il terzo brano è "Dui dui demonori", un canto tzigano della Romania tratto dall'album "Bal-kan: miele e sangue. I cicli della vita". Nella terra dei Balcani, che per quattrocento anni ha subito la dominazione degli ottomani, non c'è stato né il barocco, né l'illuminismo, nè il rinascimento. La musica è quindi rimasta come in un limbo, e non c'è da stupirsi se i musicisti oggi suonano esattamente come suonavano cinquecento anni fa - conclude il maestro.

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