MELOG - Il piacere del dubbio01/07/2019

Ostentatori di felicità: happycracy

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È il primo luglio, si inaugura una nuova stagione di viaggi e vacanze. I social cominciano a traboccare di foto in cui vediamo gente gaudente con cocktail in mano, corpi sdraiati a bordo piscina, sotto le palme, romanticamente di spalle davanti a orizzonti blu.
Si chiama Happycracy, la dittatura della felicità, o meglio la dittatura di voler comunicare una condizione di felicità agli altri. Perché tendiamo a mostrare, spesso in modo forzato, questa condizioie di pseudofelicità?

Oggi chiediamo agli ascoltatori di dicrci quanto sono soggetti all'Happycracy, schierandosi tra:

1- Ostentatori Felicisti. Ma che c'è di male a mostrarsi contenti, in posti belli? Ne guadagna l'amor proprio e la considerazione sociale, inutile fare gli ipocriti: se una nostra foto fa rodere il fegato di qualche invidioso non guasta, anzi.

2 - Sobri antifelicisti. È decisamente di cattivo gusto fare sfoggio delle nostre gioie e del nostro divertimento, soprattutto sui social, sia perché sembra troppo spesso artifcioso e forzato, sia per rispetto di chi è in situazione di disagio.

3 - Felicisti bilancisti. Si possono mostrare foto che raccontano i nostri momenti di felicità solo se abbiamo il coraggio di condividere anche quelle che rappresentano i momenti no in cui appariamo più sfigati.

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