Letture di Radio2415/05/2016

La grande eredità del cinema di genere italiano degli anni '70 e delle sue colonne sonore

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Claudio Martelli: è l'Europa del Nord ad avere accolto la maggior parte dei migranti, mentre da noi non ci sono ne controlli né programmi di integrazione

Mentre i paesi del nord Europa chiudono le frontiere, Italia e Grecia si lamentano per essere stati lasciati soli nell'accoglienza dei profughi. Ma in realtà sono proprio i paese del nord Europa ad avere accolto la maggior parte dei profughi, mentre da noi si sono perse le tracce di migliaia di migranti, e non ci sono direttive per avviare al lavoro tutti quelli che ciondolano nei centri di accoglienza a spese dei contribuenti – commenta l'ex Ministro di Grazia e Giustizia Claudio Martelli nell'editoriale "Giochi con le frontiere" (da Panorama dell'11 maggio).

La grande eredità del cinema di genere italiano degli anni ‘70

Se i film italiani prodotti negli ultimi decenni, salvo poche eccezioni, hanno avuto scarsa fortuna fuori dai confini nazionali, il nostro cinema di genere degli anni 70, all'epoca snobbato dalla critica e dagli intellettuali radical chic, continua ad attirare migliaia di appassionati e collezionisti in tutto il mondo. Parallelamente alla riscoperta dei nostri gialli, horror e polizieschi, all'estero da qualche anno a questa parte spopolano le colonne sonore di quei film. Nel suo articolo "Living la vita scuro" (dal numero 54 della rivista inglese Shindig), Andy Hazell ripercorre la storia delle colonne sonore dei gialli anni '70, la loro influenza sul progressive italiano e la nascita di gruppi che in ogni parte del mondo trovano ancora ispirazione in quelle sonorità.

Boko Haram e i bambini trasformati in terroristi

Di Boko Haram, l'organizzazione jihadista nigeriana, si è parlato molto due anni fa, quando gli integralisti islamici rapirono duecento ragazzine, molte delle quali vennero poi date in sposa ai guerriglieri. Negli ultimi tempi Boko Haram ha alzato il tiro, reclutando oltre un milione di bambini dagli otto ai dieci anni, da utilizzare in attentati suicidi – come racconta Franco Venturini nell'articolo "Bambini e terroristi" (da Io donna del 7 maggio).

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