Letture di Radio2414/08/2016

Un ricordo tira l'altro, ma i ricordi d'infanzia sono quasi sempre indelebilmente cancellati

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Zucconi, grazie a Facebook, il primo amore non si scorda mai
Chi si innamora per la prima volta, prova qualcosa di simile alla dipendenza da cocaina: lo sostengono alcuni ricercatori dell'Università Statale di New York. Ma è soprattutto grazie a Facebook che oggi il primo amore diventa indelebile, al punto che può capitare che adulti, e a volte anche anziani, cerchino di incontrare di nuovo gli amori vissuti da adolescenti – come racconta Vittorio Zucconi nell'articolo "Il primo amore grazie a Facebook non si scorda mai" (pubblicato il 23 luglio sul magazine D La Repubblica).

Un ricordo tira l'altro
Un gruppo di ricercatori ha scoperto che un ricordo tira l'altro, ovvero che due o più eventi che si verificano a breve distanza l'uno dall'altro, sono codificati dallo stesso gruppo di neuroni. Per cui quando, anche dopo molti anni, ne ricordiamo uno, è probabile che ci venga in mente anche l'altro – come spiegato nell'articolo "Un ricordo tira l'altro, ecco come" (pubblicato il 27 luglio sul sito della rivista Le Scienze).

Perché non riusciamo a ricordare la nostra infanzia?
Se gli eventi avvenuti a breve distanza sono strettamente collegati nei nostri ricordi, ci sono periodi della nostra vita che non riusciamo quasi mai a ricordare, e sono quelli legati alla nostra infanzia – come raccontato nell'articolo di LinkPop "Perché non riusciamo a ricordare la nostra infanzia?" (pubblicato il 29 luglio sulla rivista online Linkiesta).

E' ufficiale: viaggiare nel tempo è impossibile
Da sempre cinema e letteratura raccontano le imprese di chi riesce a viaggiare nel tempo. Ma per chi, dopo avere letto i libri di Jules Verne o visto film come "Ritorno al futuro", "L'esercito delle 12 scimmie" o "Interstellar" sogna di poter un giorno compiere simili imprese, arriva la doccia fredda. " Non si può oggi né si potrà mai viaggiare nel tempo, perché non si potrà mai raggiungere quella che è la condizione essenziale: superare la velocità della luce" è la sentenza di Alan Everett e Thomas Roman della Tufts University del Massachussetts – come spiegato da Dario Ronzoni nell'articolo "Perché non viaggeremo mai nel tempo" (pubblicato il 29 luglio sulla rivista online Linkiesta).

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