SONO UN DIPENDENTE PUBBLICO IN SMART WORKING, VOLEVO SAPERE SE HO DIRITTO AI BUONI PASTO?
Sul punto è recentemente intervenuta una pronuncia del Tribunale di Venezia dell 8 luglio 2020, ove si è precisato come per la maturazione del buono pasto sia necessario che il lavoratore consumi il pasto al di fuori dell orario di lavoro. Sulla base di questa premessa, è stato quindi precisato che quando il lavoratore è in smart working, essendo il lavoratore libero di organizzare come meglio ritiene, quest ultimo non ha diritto a tale agevolazione, non rientrando il buono pasto tra gli elementi della retribuzione, dovendosi invece considerare quale benefico connesso e conseguente alle modalità concrete di organizzazione del lavoro.
(Avv. Antonio Rosetta)

DA QUANDO MI HANNO MESSO IN SMART WORKING, LA MIA AZIENDA NON MI RICONOSCE PIÙ I BUONI PASTO. MA È GIUSTO?
La domanda è molto di moda in questi tempi. Il punto è che i buoni pasto possono essere erogati volontariamente oppure in base ad un qualche accordo (regolamento aziendale, contrattazione di secondo livello ecc.) Se sono erogati volontariamente possono essere interrotti in qualsiasi momento, smart working oppure no. Se sono erogati in base ad un accordo bisogna vedere cosa prevede l'accordo. Può essere che nell'accordo ci sia scritto che sono previsti solo per le giornate di lavoro in azienda. Quindi non esiste un diritto generalizzato a percepirli; ossia non c è un equiparazione tra buoni pasto al lavoro e a casa (o comunque smart working). Sulla tassazione direi che sebbene non ci siano chiarimenti sui buoni pasto distribuiti in occasione dello smart working dovrebbero valere le stesse agevolazioni fiscali. Tutto ciò lo abbiamo riportato anche su Il Sole 24 Ore (anche se l'origine del buono è quello di sostituire la mensa aziendale e se si lavora da casa ... comunque qualche riferimento normativo a vantaggio c'è).
(Dott. Stefano Sirocchi)


VOLEVO AVERE INFORMAZIONI PER LA REGOLARIZZAZIONE DELLE COLF, MIA MADRE HA BISOGNO ED AVREMMO INDIVIDUATO UNA RAGAZZA STRANIERA INTERESSATA AD ESSERE ASSUNTA. CI SONO PARTICOLARI CONDIZIONI DA RISPETTARE?
La sanatoria di colf, baby sitter e badanti, come introdotta dal Decreto Rilancio (art. 103, Dl 34/2020), può riguardare tanto la sanatoria di rapporti pregressi, per lavoratori italiani e stranieri, quanto la dichiarazione di un nuovo rapporto di lavoro, in caso di lavoratore straniero. In estrema sintesi, ai fini dell accoglimento della domanda, si richiede che:
- il contratto di lavoro da stipulare, a tempo indeterminato o a termine, preveda per l anno 2020 uno stipendio di almeno 459,83/mese e comunque il rispetto dei minimi del CCNL;
- Il datore di lavoro dovrà avere un proprio reddito annuale di almeno 20.000 o, in caso di reddito familiare relativo a più di una persona, di almeno 27.000;
- Il datore di lavoro non deve essere stato destinatario di condanne relative ai reati ed alle ipotesi richiamate nell art. 103 del DL n. 34/2020;
- Il lavoratore dovrà dimostrare di stare in Italia almeno dall 8 marzo 2020.
La domanda dovrà presentarsi tramite il portale del sito https://nullaostalavoro.dlci.interno.it e versare un contributo ed una marca da bollo.
(Avv. Antonio Rosetta)

POSSO RICHIEDERE IL BONUS BABY SITTER 1200 EURO PER MIA FIGLIA DI 4 ANNI SE IL MIO COMPAGNO USUFRUISCE DELLA CASSA INTEGRAZIONE? ENTRAMBI SIAMO DIPENDENTI PRIVATI.
No, la fruizione del c.d. bonus baby-sitter è subordinata alla condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell'attività lavorativa o altro genitore disoccupato o non lavoratore. Tale limitazione è confermata dalla Circolare INPS n. 44/2020 ove si precisa che Tale prestazione spetta a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell attività lavorativa (ad esempio, NASPI, CIGO, indennità di mobilità, ecc.) o altro genitore disoccupato o non lavoratore, con i quali, dunque, sussiste incompatibilità e divieto di cumulo.

HO SAPUTO CHE L'AZIENDA PER LA QUALE LAVORO A BREVE PRATICHERÀ I TEST SIEROLOGICI A NOI DIPENDENTI. E OBBLIGATORIO? POSSO RIFIUTARMI O POSSO SUBIRE CONSEGUENZE?
Come precisato recentemente dal Garante per la protezione dei dati personali, nell'ambito del sistema di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro o di protocolli di sicurezza anti-contagio, il datore di lavoro può richiedere ai propri dipendenti di effettuare test sierologici solo se disposti dal medico competente o da altro professionista sanitario in base alle norme relative all'emergenza epidemiologica. In ogni caso, tale tipo di trattamento non può essere imposto al lavoratore, nel senso che deve essere sempre richiesto il suo consenso informato sia all'esecuzione del test, che alla trasmissione dei risultati, ai fini del controllo epidemiologico, ai competenti Servizi dell'Azienda sanitaria locale.
(Avv. Piera Di Stefano)

SONO SOCIO ED AMMINISTRATORE UNICO DI UNA SRLS CHE SI OCCUPA DI EDILIZIA. COME MOLTI HO DOVUTO SOSPENDERE LA MIA ATTIVITÀ A FINE FEBBRAIO ED HO POTUTO RIPRENDERE SOLO IL 04 MAGGIO. IN DATA 02 APRILE HO INOLTRATO ALL INPS RICHIESTA DI EROGAZIONE DEL BONUS DI 600 EURO E POCHI GIORNI FA MI È STATO COMUNICATO ESITO NEGATIVO. IN SINTESI, PARE CHE IO NE SIA ESCLUSO, VI CHIEDO UN PARERE IN MERITO.
L'esclusione appare legittima, non essendo prevista l'erogazione dell'indennità per l'amministratore unico e socio unico di S.r.l.s. Seppur in ragione della particolarità della vicenda il primo consiglio sia quello di far verificare la documentazione ad un professionista di fiducia, si precisa che:
- il Messaggio INPS n. 3359 del 17 settembre 2019 esclude la configurabilità del rapporto di lavoro subordinato per chi ricopra la carica di socio unico ed amministratore unico per la medesima società, non risultando possibile in questo caso un effettiva soggezione ad un organo societario;
- L'articolo 27 del DL 18/2020 prevede l'erogazione dell'indennità per il mese di marzo solo Ai liberi professionisti titolari di partita iva attiva alla data del 23 febbraio 2020 e ai lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativi attivi alla medesima data.
(Avv. Antonio Rosetta)

- SMART WORKING -
BUONGIORNO, SONO UN LAVORATORE DIPENDENTE, CON DUE BAMBINE. È VERO CHE HO DIRITTO A PROSEGUIRE LO SMART WORKING?

Con il recente Decreto Rilancio è stato previsto che i lavoratori genitori di almeno un figlio minore di 14 anni hanno diritto al c.d. smart working fino alla cessazione dell'emergenza COVID-19 ed a determinate condizioni:
1. la modalità di lavoro in smart working deve essere compatibile con le caratteristiche del lavoro svolto;
2. nel nucleo familiare non vi deve essere un altro genitore non lavoratore o beneficiario di strumenti di sostegno del reddito per sospensione o cessazione dell'attività lavorativa;
In questa fase emergenziale, la modalità di lavoro in smart working non richiederà un espresso accordo individuale, ma resteranno comunque fermi gli obblighi in capo al datore di lavoro di informare il lavoratore in ordine ad esempio ai rischi connessi alla particolare modalità di lavoro.
(Avv. Antonio Rosetta)

- LICENZIAMENTO COLF -
BUONGIORNO, HO SENTITO DEL PROLUNGAMENTO DEL BLOCCO DEI LICENZIAMENTI. VOLEVO SAPERE SE ANCHE IL LICENZIAMENTO DELLE COLF RIENTRA NEL BLOCCO DEI LICENZIAMENTI?

No, tale divieto di licenziamento non riguarda i datori di lavoro domestico. Più precisamente, ai sensi dell art. 46 del Decreto Cura Italia è stata preclusa la possibilità di effettuare licenziamenti per motivi economici dal 17 marzo 2020 e per 60 giorni - che, come preannunciato, verranno ulteriormente prorogati dal Decreto Rilancio - ma il lavoro domestico non rientra tra le ipotesi oggetto di divieto. Di conseguenza, lei potrà interrompere il rapporto di lavoro anche in presenza dell emergenza coronavirus, avendo cura di riconoscere alla lavoratrice il preavviso dovuto.
(Avv. Antonio Rosetta)

BUONGIORNO, SONO UNA LAVORATRICE MAMMA, CON UNA BAMBINA DISABILE, POSSO CHIEDERE LO SMART WORKING?
Il Dl 18/2020, come convertito in legge n. 27/2020, ha previsto che fino al 31 luglio 2020 e se questa modalità di lavoro è compatibile con le caratteristiche della prestazione, hanno diritto a lavorare in smart working i lavoratori dipendenti disabili ed i lavoratori dipendenti che abbiano nel proprio nucleo familiare una persona con disabilità.
Ai lavoratori del settore privato affetti da gravi e comprovate patologie con ridotta capacità lavorativa è riconosciuta invece la priorità nell'accoglimento delle istanze di svolgimento delle prestazioni lavorative in smart working.
Tali previsioni sono riconosciute anche in favore dei lavoratori immunodepressi o con familiari conviventi immunodepressi.

A CAUSA DEL COVID-19 È VERO CHE IL DATORE MI PUÒ METTERE IN FERIE FORZATE?
È necessario precisare che se le ferie sono un diritto dei lavoratori, ma il periodo di utilizzazione e godimento rimane una scelta del datore al fine del mantenimento di un equilibrio tra esigenze aziendali ed esigenze di recupero delle energie psicofisiche del lavoratore.
È lo stesso DPCM dell'8 marzo 2020, ribadito dal DPCM dell'11 marzo 2020, a favorire le ferie.
Pertanto, in questo periodo emergenziale, le ragioni organizzative legate alla scelta di mettere in ferie i lavoratori sono comunque legate all'esigenza di tutelare i dipendenti, oltre che per ovvie ragioni legate ai cali di produzione.

SE POSSO LAVORARE IN SMART WORKING, DOVRÒ COMUNQUE ACCETTARE DI ANDARE IN FERIE?
Si, ma ad alcune condizioni. La decisione unilaterale del datore di lavoro riguarderà solo le ferie maturate e non quelle da maturare, per le quali dovrebbe esservi, come sempre, una valutazione delle esigenze psicofisiche del lavoratore.
Di recente è intervenuto il Tribunale di Grosseto, con ordinanza del 23 aprile 2020, che ha dichiarato l'illegittimità della condotta del Datore di lavoro che obbligava il lavoratore a fruire di ferie "anticipate", e quindi non ancora maturate, invece di adibirlo a modalità in smart working, nonostante tutti i colleghi del suo reparto fossero stati già adibiti a lavorare in modalità smart working.

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