GR28/09/2020

Il meglio di

Recovery Plan. Resta, rettore Politecnico Milano: "Unica possibilità nei prossimi venti anni per guardare lontano"- di Maria Piera Ceci

Il Politecnico presenta il Piano strategico, per dare ulteriore slancio all'ateneo milanese, nonostante la pandemia. Un Piano che guarda da un lato ad un'alleanza europea che possa far competere il nostro sistema universitario con quelli di Cina e Stati Uniti, e dall'altro che punti su scienza e tecnologia - spiega il rettore di POLIMI, Ferruccio Resta.

L'università è di fronte a nuove sfide e lo fa in un momento davvero complicato. Un anno accademico conclusosi con le lezioni a distanza, ora un mondo universitario che cerca di rimettersi in moto. Al Politecnico la scorsa settimana le prime lauree in presenza, ben 2.800 proclamazioni in 48 ore. Una grande festa per tutti. Ora si riparte con le lezioni in presenza, ma necessariamente solo in parte, privilegiando le attività di laboratorio in presenza, in un sistema di "hybrid learning".
La pandemia al momento non ha avuto ripercussioni sulle iscrizioni e questo è un buon dato, perché si temeva un aumento delle rinunce ad intraprendere la carriera universitaria in questi tempi incerti. Invece molte famiglie hanno scelto di fare sacrifici, ma di non rinunciare a far frequentare i figli, anche se le conseguenze che sta pagando una città come Milano sono pesanti.
"Quello che abbiamo passato, un semestre completamente a distanza, è stato un'ottima scialuppa di salvataggio in una burrasca, ma non può rappresentare certo una continuità. Le immatricolazioni si sono mantenute costanti, anzi sono aumentate anche in risposta a delle misure messe in campo dal governo e dalle università sulla contribuzione studentesca. Paradossalmente c'è meno mobilità sul pendolare che sulla lunga percorrenza. Cioè vediamo gli studenti internazionali che crescono e vengono a Milano, invece chi deve prendere un treno è un po' spaventato. Dobbiamo però andare verso un'università in presenza: nasceranno Academy, università telematiche, altre forme di formazione universitaria, molto specialistiche e molto verticali. Ma la formazione che fornisce l'università con la U maiuscola, quella che fa crescere la persona, è possibile solo in presenza. Nei mesi di lockdown i medici e gli infermieri si sono alzati la mattina e sono andati in ospedale, ora tocca agli insegnanti, ai docenti e agli studenti andare all'università perché il nostro paese ha bisogno di vita, di relazioni sociali, per far ripartire l'economia in sicurezza".

Fra voi rettori serpeggia molta preoccupazione per quello che per gli studenti potrebbe trasformarsi in un ritardo di formazione, un buco che non sarà semplice recuperare. Mesi di formazione in meno, una maturità semplificata. Temete che gli studenti che già quest'anno state accogliendo come matricole possano presentare tale ritardo?
Non sono tanto preoccupato del ritardo formativo, delle nozioni che sono state perse, anche se qualcuna sicuramente è andata persa. La fase storica, l'esperienza che hanno vissuto rimarrà nei nostri giovani come quella di chi ha vissuto una guerra. Quello di cui sono preoccupato è l'aspetto psicologico: dobbiamo avere un occhio di riguardo a quello che io definisco il 6-16 anni: questi ragazzi hanno vissuto sei mesi senza relazioni sociali e il rischio di difficoltà psicologiche è alto. Ci vuole un'attenzione particolare per ricostruire e prevenire eventuali difficoltà dei nostri giovani, che sono ora i più deboli.

Il governo ha indicato istruzione e ricerca fra le sei missioni delle linee guida per l'impiego del Recovery Fund. Ultimo in ordine di tempo il governatore di Bankitalia Visco ha ricordato l'importanza di usare i fondi europei per il comparto dell'istruzione. Esiste il rischio che, al di là delle dichiarazioni di queste settimane, la formazione finisca ancora una volta in fondo alla lista per lasciare spazio ad altre priorità?
"La politica ha il compito di definire gli obiettivi e deve sceglierne pochi, non migliaia. Poi deve fare progettazione, pianificazione ed esecuzione. Quindi la politica scelga gli obiettivi principali. Formazione e ricerca sono i più a lungo termine e i meno popolari, però qualunque siano gli obiettivi, portiamoli a terra e affrontiamo la fase di esecuzione. Nessuno in Europa dice che non sia una priorità la formazione dei giovani e la ricerca di soluzioni per rispondere alle sfide. Spesso però quando ci sono le emergenze ci si perde sul breve dimenticando il lungo. Oggi il Recovery Plan è una delle uniche possibilità che avremo nei prossimi venti anni per guardare lontano: quindi scelte impopolari, più impopolari sono, più sono lungimiranti. Per la nostra politica è 'la' sfida".

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