Effetto giorno28/11/2019

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Le fondazioni e il finanziamento della politica - di Daniele Biacchessi

La politica costa ingenti quantità di denaro, e il suo finanziamento torna ogni volta la magistratura apre una indagine, come quella sulla Fondazione Open.
Se torniamo indietro nel tempo, al referendum voluto dai Radicali nel 1978 gli italiani difendono il finanziamento pubblico dei partiti.
Dopo Mani Pulite, nella consultazione del 1993 si impone l'idea che i partiti debbano trovare altre forme di finanziamento con sistemi di assoluta trasparenza.
La riforma del 2014, presidente del consiglio Enrico Letta, elimina gradualmente il finanziamento pubblico, e introduce maggiori obblighi di rendicontazione, come associazioni e fondazioni regolate in modo diverso dai partiti.
Con il cosiddetto "spazzacorroti", poi modificato dal decreto crescita, il parlamento equipara fondazioni, associazioni e comitati politici ai partiti.
Su 108 fondazioni politiche analizzate da Transparency International Italia poco meno della metà diffondono il proprio statuto, 72 l'organigramma, in 15 pubblicano il proprio bilancio online, 8 rendono disponibili i nomi di soci o finanziatori, solo la Fondazione Open di Renzi abbina la cifra della donazione al nominativo del finanziatore.
Il livello di opacità è dunque di vasta portata.
Anche perché la commissione parlamentare di garanzia dovrebbe monitorare le attività di 53.904 politici nazionali e locali. Un numero talmente alto da rendere l'operazione impossibile.
Più che la solita commissione d'inchiesta invocata da più parti, servirebbe ora una legge di sistema adeguata, pulita e trasparente.

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