Effetto giorno14/07/2020

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La Polonia di Duda - L'analisi di Daniele Biacchessi

I polacchi hanno scelto di non cambiare e ancora una volta alla guida del paese torna il leader populista Duda. I risultati elettorali si rispettano, ma l'alternativa europeista proposta dal sindaco di Varsavia, il liberale Trzaskowski, era ghiotta, e molti cittadini l'hanno anche seguita visti i dati finali: 51,2 contro 48,8.
Ma il vero vincitore di questa consultazione è ancora una volta Kaczynski, leader del partito conservatore Diritto e giustizia (Pis), ormai al governo dal 2015.
Ha sostenuto la rielezione di Duda per ultimare le "riforme" del suo esecutivo, come quella del sistema giudiziario che mina lo stato di diritto in Polonia.
Anche la chiesa polacca si è schierata con Duda e ha spinto i fedeli a votare per il candidato "che condivide i valori cristiani".
Nella sostanza, per dirla con le parole di Stefan Frankiewicz, ex ambasciatore presso il Vaticano e amico personale di papa Wojtyla, la chiesa polacca ha voluto così difendere i suoi privilegi nel sistema attuale, rinunciando alla missione pastorale e alla costruzione di una società più aperta al dialogo.
Con Duda, la Polonia è più isolata in Europa, i muri politici e culturali restano tutti, ma ai polacchi piace l'idea di uno Stato forte e centralizzato, attaccato ai valori tradizionali.

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