Effetto giorno25/06/2020

Il meglio di

A 40 anni da Bob Marley a San Siro - L'analisi di Daniele Biacchessi

Il 27 giugno 1980, quando Bob Marley trionfa con il suo reggae allo stadio di San Siro di Milano davanti a 100mila persone, l'Italia è in balia di gravo attentati terroristici come Ustica e Bologna. Il concerto si trasforma nel primo appuntamento di massa della musica in Italia. 100mila ragazzi ammassati tra prato e gradinate della "Scala del calcio", in un clima calmo e rilassato, dopo gli anni delle contestazioni, come quella degli autonomi inscenata solo tre anni prima al Vigorelli di Milano contro il chitarrista Carlos Santana. Deve servire una scossa, e il terremoto nella palude stagnante della musica in Italia si chiama Bob Marley. Lui non è una star del rock, ma un profeta. Un uomo umile che propone idee molto chiare. Un leader naturale. Sale sul palco di San Siro poco dopo le 21, anticipato da un urlo assordante e da una lunga introduzione cantata solo dalle sue coriste e poi dal brano "Marley Chant". Si capisce subito che dietro a Marley c'è qualcosa che va al di là della musica: emozioni, forza delle idee di giustizia sociale e di riscatto. Ci sono i ghetti di Kingston, e c'è il ritorno verso Mamma Africa. Quelle passate a San Siro sono due ore e mezza precise composte da suoni ipnotici, accendini accesi, balli continui e prolungati, amori nati proprio quella sera, piccole storie che attraversano la grande Storia d'Italia, il giorno in cui anche Dio balla il reggae e la musica travolge un'intera generazione.

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