Due di denari24/04/2018

Cedolare sugli affitti brevi: le ragioni di Airbnb (che non vuole effettuare la ritenuta)

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Dalla scorsa estate è scattato l'obbligo per tutti gli intermediari immobiliari attivi nel settore degli affitti brevi di operare le ritenute del 21%, pagare insomma la cosiddetta cedolare secca, versando così le tasse in sostituzione del proprietario che si avvale dei loro servizi. Un obbligo al quale sarebbero soggetti anche i portali di intermediazione online. Il più noto tra questi Airbnb si sta, però, dimostrando contrario ad effettuare la ritenuta e ha fatto ricorso al Tar del Lazio chiedendo la sospensione di questa direttiva.

Matteo Frigerio, country manager per l'Italia di Airbnb, ha spiegato - intervenendo in diretta a Due di denari - le ragioni di questa posizione, a cominciare dalla complessità della "popolazione" che si può annoverare tra gli host iscritti al portale e per i quali la società dovrebbe quindi teoricamente attrezzarsi al fine di costituire sostituto d'imposta. «C'è tutto l'alberghiero che gravita intorno ad Airbnb; L'extra alberghiero è fondamentalmente formato da host occasionali e locatori, ma ci sono anche gestori di strutture ricettive extra alberghiere, c'è una vasta popolazione. Ad oggi non c'è ancora un'udienza prevista al Tar. La aspettiamo e vogliamo effettivamente discutere della questione il prima possibile e auspichiamo un cambiamento. Non vogliamo attendere l'esito del contenzioso per riuscire a fare la nostra parte», ha proseguito Frigerio, che ha inoltre sottolineato come «Quando esistono le condizioni noi siamo sempre molto felici di contribuire. In materia ad esempio di imposta di soggiorno, noi ad oggi abbiamo un sistema di raccolta e di versamento automatico che funziona in nove città d'Italia. Le complessità che si nascondono dietro a un sistema di riscossione e di versamento automatizzato sono moltissime», ha concluso.

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