Il cacciatore di libri05/01/2019

"Le rughe del sorriso" di Carmine Abate e "Napoli mon amour" di Alessio Forgione

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Carmine Abate, nato in Calabria in una comunità arbresh, ha sempre parlato nei suoi romanzi dell'attaccamento alle radici, alla terra, ma anche di chi quella terra è costretto a lasciarla per emigrare. Lui stesso è emigrato per anni in Germania subendo l'intolleranza e i pregiudizi dei tedeschi nei confronti degli italiani. Tornando in Italia è diventato scrittore e ha anche vinto il Premio Campiello 2012 con "La collina del vento" (Mondadori). Di migrazione parla anche nel suo ultimo romanzo "Le rughe del sorriso" (Mondadori). È la storia di Sahra una giovane somala ospitata in un un centro di seconda accoglienza di un paesino in Calabria, insieme a lei ci sono la cognata Faaduma e la nipotina Maryan. Sahra scompare. A cercarla è soprattutto l'insegnante di italiano del centro, Antonio Cerasa, che era rimasto affascinato dalla ragazza. Cerasa verrà a conoscenza della storia di Sahra attraverso le parole di Faaduma: la morte dei genitori, la violenza a Mogadiscio, la fuga nel deserto e l'orrore delle carceri in Libia prima di riuscire ad arrivare in Italia.

Nella seconda parte incontriamo Alessio Forgione, con il suo esordio di qualità "Napoli mon amour" (NN editore). È una Napoli dolente, indolente, a tratti claustrofobica quella che emerge dal suo romanzo. Racconta la storia di un trentenne (per tutto il libro è chiamato solo per cognome, Amoresano) con due lauree, che non trova lavoro e vive le sue giornate con senso di sconfitta e disillusione. Vive con i genitori, è ossessionato dai soldi che stanno per finire e sente una tensione costante fra restare in quella situazione o partire per Londra in cerca di una vita diversa. Incontra una ragazza di cui si innamora, ma anche questo amore non riesce a togliergli di dosso la fatica di vivere.

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