Il cacciatore di libri22/12/2018

"Donne che parlano" di Miriam Toews e "Senza fine" di Gabriele Romagnoli

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Un libro duro a tratti feroce come la storia, vera, che racconta. "Donne che parlano" della scrittrice canadese Miriam Toews (Marcos y Marcos - traduz. Maurizia Balmelli) narra le vicende di un gruppo di donne all'interno di una comunità di religione mennonita. Fra il 2005 e il 2009 queste donne furono narcotizzate ogni sera e stuprate dagli uomini della comunità, compresi padri e fratelli. Al mattino non ricordavano nulla, ma avevano sul corpo i segni delle violenze subite. Per anni hanno pensato di essere vittime del diavolo. Quando si è scoperta la verità il capo della colonia ha allontanato gli uomini, ma non per punirli, solo per difenderli dalla possibile vendetta delle donne.

Miriam Toews non racconta le violenze, ma scegli di raccontare le 48 ore in cui le donne devono decidere cosa fare: rimanere e combattere, far finta di niente, andare via. Già in passato Toews aveva raccontato la realtà delle comunità mennonite in cui lei stessa è nata e cresciuta, ma dalle quali è fuggita. Comunità in cui libri e musica sono vietati e le donne non possono neanche imparare a leggere e scrivere.

Nella seconda parte incontriamo Gabriele Romagnoli, giornalista e scrittore ora in libreria con "Senza fine - La meraviglia dell'ultimo amore" (Feltrinelli). Partendo da esperienze personali, ma soprattutto raccontando quelle di uomini e donne che ha incontrato nella sua vita, Romagnoli ci offre una serie di riflessioni sulla vita e sull'amore. A partire da un punto fondamentale: l'amore più importante non è il primo, come molti pensano, ma l'ultimo. L'amore della consapevolezza, quello che arriva quando non si è più giovanissimi, quello che ci accompagna nel tratto finale della vita. Per Romagnoli meglio puntare sull'amore che si basa sull'accettazione (dell'altro) che su un amore che mette l'altro su un piedistallo.

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