Il cacciatore di libri01/02/2020

"Quel che affidiamo al vento" di Laura Imai Messina e "Le diciotto frustate" di Assaf Gavron

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Un romanzo delicato e poetico sul confine profondo, ma a volte labile, che c'è fra vita e morte. Un confine che qualcuno cerca di superare attraverso la forza delle parole, come fanno i protagonisti di "Quel che affidiamo al vento" di Laura Imai Messina, autrice italiana che vive da oltre 15 anni in Giappone.

Ed è proprio in Giappone che è ambientata questa storia che trae spunto da qualcosa che esiste realmente: il cosiddetto telefono del vento, una cabina telefonica collegata al nulla dove le persone che hanno subito un lutto vanno per "parlare" virtualmente con i propri cari. Un modo per esorcizzare la morte e per mantenere un legame con chi non c'è più. Protagonisti sono Yui, 31 anni, che ha perso la madre e la figlia di 3 anni durante lo tsunami del 2011. Al telefono del vento incontra un uomo Takeshi che ha perso la moglie e deve crescere una bimba che non parla più dal giorno in cui la mamma è morta. Una storia di comprensione profonda che nel corso degli anni aiuterà entrambi a ridisegnare la geografia degli affetti.

Nella seconda parte incontriamo l'israeliano Assaf Gavron, ora in libreria con "Le diciotto frustate" (Giuntina - traduz. Shira Katz). Un giallo ironico e pieno di riflessioni sulla vecchiaia, i ricordi e l'amore vissuto a qualunque età. Gavron ha scritto in passato romanzi come "Idromania" e "La collina", è il traduttore in ebraico di Philip Roth e canta anche in una rock band. Al centro di questo romanzo c'è Eitan, detto Tanin, "44 anni e un quarto" come dice lui, tassista a Tel Aviv che si improvvisa investigatore. Accompagna ogni giorno un'anziana signora, Lotte, dalla casa di cura al cimitero. Durante quel tragitto fra i due inizia a crearsi una certa confidenza tanto che Lotte gli racconta la sua storia. Si risale al 1946, prima della nascita dello stato di Israele, quando lei e la sua amica Rutie ebbero una relazione con due soldati dell'esercito britannico, Edward e James. A distanza di 60 anni Lotte aveva rivisto Edward a Tel Aviv e nonostante avessero entrambi superato gli 80 anni, la passione e l'amore erano rimasti immutati. Ma neanche dopo una settimana Edward era morto in circostanze misteriose.

Musiche:
"Ue wo mite aruko" - Sakamoto Kyu (citata in "Quel che affidiamo al vento"
"Ha Maskanà" - Mouth and Foot (band di Assaf Gavron)

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