Il cacciatore di libri28/04/2018

"Padre quotidiano" di Gianni Amelio e "La compagnia dell'acqua" di Giacomo Papi

  • 0

"Odiavo mio padre. Mio figlio adottivo ha guarito le ferite", dice Gianni Amelio a Radio 24. Il rancore verso un padre che l'ha abbandonato, la fuga dalla Calabria povera degli anni 50, ma soprattutto la paternità arrivata per caso sono le cose che il regista racconta nel libro "Padre quotidiano" (Mondadori). A 73 anni decide di mettere nero su bianco un momento speciale della sua vita: l'adozione del figlio, avvenuta legalmente circa venti anni fa. Nei primi anni 90 Amelio era in Albania per girare il film "Lamerica" e nell'ultima scena di quel film compare il viso di un ragazzo sorridente. Non sapeva ancora, Amelio, che quello un giorno sarebbe diventato suo figlio.
Era una delle tante comparse ingaggiate in un pesino dell'Albania dove la miseria era la norma (erano i tempi dei grandi sbarchi sulle coste pugliesi). Il padre del ragazzo, che nel libro si chiama Ethem, è malato e sceglie il regista italiano per un compito fondamentale: "Fino a oggi Arben è stato figlio mio -dice- fà che da domani sia figlio tuo". Un'eredità impegnativa alla quale inizialmente Gianni Amelio si sottrae, ma poi la vita prende altre pieghe.

Nella seconda parte parliamo di "La compagnia dell'acqua" di Giacomo Papi (Einaudi). Un romanzo di formazione in cui il protagonista è un ragazzino di 11 anni, Otto, pieno di ansie e riti scaramantici. Otto viene bullizzato a scuola e un giorno due compagni di classe lo buttano in un tombino. Finisce in una Milano sotterranea dove incontra la compagnia dell'acqua, un gruppo di "esclusi" che ha il compito di tenere puliti i canali e badare alla "Malamorte", un lago che minaccia la vita di chi vive sopra. Una storia per ragazzi ma anche una favola per adulti.

Da non perdere

Noi per voi