Il cacciatore di libri04/06/2022

"Le madri non dormono mai" di Lorenzo Marone e "Zucchero bruciato" di Avni Doshi

Cosa vuol dire per una madre crescere il proprio figlio in carcere? Cosa vuol dire per un bambino vivere dietro le sbarre...

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Cosa vuol dire per una madre crescere il proprio figlio in carcere? Cosa vuol dire per un bambino vivere dietro le sbarre perché la madre è detenuta? Nel romanzo "Le madri non dormono mai" (Einaudi), Lorenzo Marone racconta le storie di madri e di figli che vivono negli Icam, strutture carcerarie dove c'è una detenzione attenuata per le donne che hanno figli fino ai 10 anni di età. Nel romanzo ci sono diversi personaggi e tutti, sia i detenuti che i non detenuti, sono personaggi dolenti, ognuno di loro ha una ferita e tutti finiscono per sentirsi prigionieri di qualcosa. L'attenzione si concentra su Miriam, condannata per aver coperto il marito in un traffico d'armi, e sul figlio Diego, 9 anni. Miriam è una donna dura e diffidente che applica modi bruschi anche nell'educazione del figlio perché teme che possa crescere debole. Diego è un bambino sensibile, che nel rione a Napoli veniva bullizzato, mentre nel carcere si sente paradossalmente al sicuro.

Nella seconda parte parliamo di "Zucchero bruciato" di Avni Doshi (Nord - traduz. Francesca Martucci). "Mentirei se dicessi di non aver mai gioito dell'infelicità di mia madre" inizia così la voce narrante della storia, Antara, una donna che ha avuto una madre egoista e violenta e che decide, nonostante il passato, di prendersi cura della madre Tara, malata di demenza. Il romanzo si svolge in India su due piani temporali: i giorni d'oggi e il passato con la descrizione dell'infanzia della protagonista. Al centro del romanzo c'è dunque questo conflitto: perché prendersi cura di una persona che non si è mai presa cura di te?
Il romanzo, uscito ora in Italia, nel 2020 è stato finalista al Booker Prize ed è stato considerato fra i migliori libri dell'anno dal New York Times.

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