Il cacciatore di libri06/03/2021

"Il libro delle case" di Andrea Bajani e "Un giorno lo dirò al mondo" di Alessandro Milan

Raccontare la storia dei personaggi attraverso le case dove hanno vissuto...

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Raccontare la storia dei personaggi attraverso le case dove hanno vissuto. È quello che fa Andrea Bajani nel romanzo "Il libro delle case" (Feltrinelli). Il protagonista è un uomo nato a metà degli anni '70 che viene semplicemente chiamato "io", come gli altri personaggi vengono chiamati "madre", "padre", "sorella" e così via. In ogni capitolo si apre una finestra sulla vita di "io" attraverso le tante case dove è stato fra Roma, Torino e Parigi. La casa del sottosuolo, ossia quella dell'infanzia, la casa del radiatore, quella di famiglia, la casa sotto la montagna. Ma ci sono anche le case di persone realmente esistite come la casa del Prigioniero, ossia Aldo Moro, e la casa di Poeta, facendo riferimento a Pier Paolo Pasolini. E ci sono, infine, anche luoghi dell'anima come la casa di ricordi fuoriusciti.

Nella seconda parte parliamo di "Un giorno lo dirò al mondo" di Alessandro Milan (Mondadori). La storia di Rocco Derek Barnabei, il suo controverso caso giudiziario (condannato a morte per stupro e omicidio mentre si proclamava innocente), la denuncia delle violenze nel braccio della morte e la battaglia contro la pena capitale erano diventate un'ossessione per Alessandro Milan, che aveva seguito il caso come giovane giornalista di Radio 24. Un mix equilibrato fra la ricostruzione del caso giudiziario (prove non esaminate e una difesa debole portata avanti da avvocati d'ufficio) ed emozioni, quelle di Derek e quelle di Milan che intervistò diverse volte Barnabei rinchiuso nel braccio della morte in Virginia. Un romanzo che mette in evidenza le discrepanze nelle indagini, ma che, al di là della colpevolezza o meno di Barnabei, è una denuncia contro la pena di morte.

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