Il cacciatore di libri20/06/2020

"Febbre" di Jonathan Bazzi e un ricordo di Carlos Ruiz Zafon

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Di "Febbre", romanzo d'esordio di Jonathan Bazzi (Fandango), si è detto che è un romanzo potente perché è la storia vera della scoperta della sieropositività. Questo è sicuramente un aspetto importante che determina anche il valore "politico" del romanzo. Ma c'è di più. "Febbre" è anche e soprattutto il racconto di un luogo, Rozzano, comune alle porte di Milano, che diventa simbolo di tutti quei luoghi claustrofobici e invadenti che mettono ai margini chi ha un modo diverso di sentire il mondo. Un luogo in cui Jonathan, che da piccolo ama le bambole e si accorge presto di essere gay, è circondato da figure maschili prepotenti e violente. Un romanzo sulla formazione di un ragazzo in un luogo che lo respinge e un romanzo sulla scoperta della malattia che costringe a fare i conti con il passato. "Febbre" è uno dei libri finalisti del Premio Strega 2020.

Dedichiamo la seconda parte di questa puntata al ricordo dello scrittore spagnolo Carlos Ruiz Zafon, scomparso a 55 anni per un cancro. Il suo nome resterà per sempre legato a "L'ombra del vento", che era stato pubblicato in sordina nel 2001 ed era diventato un best seller a partire dal 2002, con 8 milioni di copie vendute nel mondo. A quel romanzo ne erano seguiti altri tre che completavano la tetralogia del cimitero dei libri dimenticati. Carlos Ruiz Zafon aveva costruito una saga storica, piena di mistero e qualche incursione nel noir, amatissima dal pubblico, ambientata a Barcellona dagli anni 20 in poi (considerando il prequel) con protagonista un ragazzino, figlio di un libraio antiquario. Riascoltiamo, dunque, l'intervista realizzata nel 2016 in occasione della pubblicazione in Italia del quarto volume della saga, "Il labirinto degli spiriti".

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