100 secondi13/04/2016

Fmi: rivista al ribasso la crescita italiana - Pensioni: firmato il decreto per il part time in uscita

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Fmi: rivista al ribasso la crescita italianadi ALBERTO ORIOLI, vicedirettore il Sole 24 Ore
La crescita mondiale è stata troppo bassa troppo a lungo e procede ad un ritmo deludente. È questa l'amara conclusione diffusa ieri dal Fondo monetario internazionale a commento dei dati sul quadro macroeconomico globale. L'Italia è uscita dalla recessione ma non potrà non subire i contraccolpi di questo stato odi salute precario dell'economia del Pianeta. Non a caso anche il Governo nel Def ha rivisto al ribasso le stime di crescita del 2016 all'1,2% e all'1,4% per il 2017. Purtroppo i dati diffusi ieri dal Fmi sono più pessimisti e vedono la crescita dell'Italia fermarsi all'1% quest'anno (-0,3 punti percentuali rispetto alle previsioni di gennaio) e nel 2017 all'1,1% (-0,1 punti). Nelle tabelle del World Economic Outlook diffuse dal Fmi c'è anche un'altra previsione che riguarda l'Italia. Il debito italiano, secondo le stime del Fmi, è destinato a salire nel 2016 al 133,0% del Pil (dal 132,6% del 2015). Inoltre il debito calerà al 131,7% nel 2017, per attestarsi al 121,6% nel 2021. Gli economisti del Fmi hanno sottratto qualche decimale anche alla crescita mondiale che quindi si fermerà al 3,2% nel 2016 e al 3,7% nel 2017. Sul quadro complessivo pesano il rallentamento della Cina (con una crescita prevista del 6,5% nel 2016 e del 6,2% nel 2017) e la recessione di Brasile e Russia. La settimana scorsa da Francoforte il direttore del Fmi, Christine Lagarde, aveva sollecitato una forte risposta da parte della politica economica e aveva sottolineato i rischi crescenti di questi rallentamenti. L'incertezza rischia di avere ripercussioni pericolose nella volatilità dei mercati finanziari che potrebbero contagiare l'economia reale, per evitare ciò è fondamentale la politica espansiva perseguita dalla Bce, con buona pace delle critiche espresse dai tedeschi, in primis dal ministro Wolfgang Schauble. A questo proposito è importante che il presidente della Bundesbank, Jens Wiedmann (il famoso falco della Bce), abbia in realtà preso le distanze dallo stesso ministro della Merkel e abbia espresso solidarietà a Draghi. Anche questo può aiutare a rendere più credibili i passi per la crescita.

Pensioni: firmato il decreto per il part time in uscitadi SALVATORE PADULA, vicedirettore il Sole 24 Ore
Il ministro del Lavoro , Giuliano Poletti, ha firmato il decreto che disciplina il part time agevolato in uscita per i lavoratori più vicini alla pensione. Con il decreto si regolamenta la norma introdotta con la legge di Stabilità 2016. In pratica si consente ai lavoratori del settore privato di optare per un contratto a tempo parziale, con una riduzione dell'orario di lavoro tra il 40% e il 60%. La scelta dovrà essere concordata con l'azienda e ne potranno usufruire i lavoratori con almeno 20 anni di contributi e che raggiungeranno i requisiti per la pensione entro il 31 dicembre 2018. Bisogna quindi avere almeno 63 anni e 7 mesi d'età per gli uomini e 62 anni e 7 mesi per le donne. La riduzione dello stipendio sarà parziale e si lavorerà di meno, questo perché l'azienda verserà direttamente al lavoratore la quota di contributi che sarebbero stati a suo carico in caso di contratto full time. Lo Stato, inoltre, si farà carico dei contributi previdenziali. Questo per il lavoratore significa che non subirà perdite nel calcolo della sua pensione. A disposizione per ora ci sono solo 60 milioni di euro, resta quindi da vedere quanti saranno i soggetti che potranno beneficiare di questa misura. Questa soluzione ha un doppio scopo: consentire ai lavoratori più anziani un passaggio morbido dal lavoro alla pensione e di offrire più opportunità per l'inserimento dei giovani nelle aziende. È una misura importante anche perché rappresenta un primo passo verso quelle forme di flessibilità per l'accesso alla pensione sulle quali il Governo ha più volte promesso di intervenire.

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