31/10/2017

Viaggio nelle elezioni regionali in Sicilia

Quello che va in scena domenica 5 novembre in Sicilia non è solo un voto regionale ...

  • di Daniele Biacchessi, Elisabetta Fiorito

Quello che va in scena domenica 5 novembre in Sicilia non è solo un voto regionale, con al sua valenza localistica, ma un vero e proprio laboratorio politico nazionale. Il quadro generale propone infatti numerosi elementi che potranno influire sugli equilibri nelle coalizioni e nei partiti in vista delle elezioni di primavera 2018.

IL VIAGGIO DI RADIO24

3 novembre - Chi vincerà le elezioni siciliane? (Nino Amadore)

La domanda corre di bocca in bocca, nei bar, negli uffici, nelle strade. I candidati in cosa per la poltrona di governatore sono cinque ma un partito vincente, almeno secondo i sondaggi, già c'è: il partito degli astensionisti con oltre la metà degli oltre 4milioni e 600mila siciliani aventi diritto al voto pronti a rimanere a casa domenica. Un segnale preciso per la politica praticata che non si è affatto risparmiata in questi giorni di campagna elettorale per l'elezione del presidente della Regione e di 70 deputati. In Sicilia, per un capriccioso sistema elettorale, vince chi prende più voti ma non è detto che riesca poi ad avere la maggioranza per governare in quello che ancora si chiama Parlamento.
Una sfida complicatissima in una terra che è all'anno zero, poggiata su un crinale dopo gli anni di governo destrutturante di Rosario Crocetta condizionato anche dalle maggioranze variabili in un'Assemblea in cui i cambi di casacca sono diventati una costante. La sfida del prossimo presidente è di azzeccare le mosse per dare risposte a un sistema economico che arranca nonostante le grandi potenzialità in settori come l'agroalimentare di qualità, il turismo, i beni culturali, l'energia, il sistema della tecnologia d'avanguardia e non solo. Una scelta giusta può far risalire l'isola dal punto in cui si trova, una sbagliata può affossarla definitivamente. Perché a tutti è ormai chiaro: sta passando l'ultimo treno per la modernizzazione. Prenderlo vuol dire salvarsi e rinascere. Perderlo rimanere ultimi tra gli ultimi. Con un danno enorme. Non solo per i siciliani.

2 novembre - Il Movimento 5 stelle (Elisabetta Fiorito)

Non è una partita facile quella dei cinque stelle in Sicilia, anche se per il movimento è il preludio per il test alle politiche. Due i problemi principali, la candidatura contestata dal tribunale di Palermo di Giancarlo Cancelleri e il caso di Angelo Parisi, indicato come futuro assessore ai rifiuti e autore di post di odio su twitter. Cancelleri viene sostenuto dal movimento anche dopo che il tribunale di Palermo conferma l'annullamento delle regionarie a causa del ricorso di Mauro Giulivi, escluso e poi reintegrato d'imperio. Ma Cancelleri, uomo di Luigi Di Maio in Sicilia, fa ricorso e resta candidato. "Anche il giudice nel decreto spiega Cancelleri - dice che il tribunale civile di Palermo non può stabilire se e come noi dobbiamo selezionare la lista. Soprattutto la gente ha capito che questa è un'operazione fatta da azzeccagarbugli che vuole fermare il movimento. Volete fermare il movimento, fermatelo nelle elezioni, in modo democratico". Ma intanto scoppia il caso di Angelo Parisi indicato come delegato ai rifiuti in caso di vittoria a Palazzo d'Orleans. L'esponente grillino è anche autore di tweet choc pieni di odio in cui se la prende con il capogruppo alla Camera Ettore Rosato per il rosatellum. Se questa legge sarà cassata dalla Consulta noi ti bruceremo vivo. Seguono scuse e l'ammissione di essere andato oltre i limiti. E Cancelleri parla di due pesi e due misure. "La notizia del giorno è un tweet infelice di Angelo Parisi per il quale si è già scusato. La realtà è che Parisi è un ingegnere ambientale e ha grande competenza, gli ho chiesto di occuparsi dei problemi dei siciliani".

1° novembre - Il centrodestra (Elisabetta Fiorito)

Prove di unità del centrodestra in Sicilia, tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, entrambi a sostegno del candidato di destra sostenuto da Fratelli d'Italia Nello Musumeci. Ma intanto scoppia il caso degli impresentabili in lista. Imbarazza soprattutto Riccardo Pellegrino, fedina penale punita, ma che intercettato diceva quando erano belli i tempi in cui gli idoli mafiosi come i Santapaola governavano a Catania. Musumeci però risponde così: "Sono tutti presentabili per la legge, ma ogni partito deve valutare l'opportunità etica e politica. Da questo punto di vista, alcuni andrebbero candidati, altri no". Tra gli altri, Antonello Rizza, sindaco di Priolo Gargallo di Forza Italia con una ventina di capi d'imputazione tra cui concussione, truffa aggravata e voti di scambio. Ma non sono gli unici e la lista è lunga. Una dozzina tra candidati udc, di Forza Italia e autonomisti e popolari. Un imbarazzo da cui i leader del centrodestra cercano di smarcarsi. Matteo Salvini garantisce che la lega ha detto no e che quindi cammina a testa alta, ma fosse stato in Forza Italia avrebbe detto più no. Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia chiede di votare la sua lista perché è pulita. Ma gli impresentabili sembrano sbarrare la strada al centrodestra dato in forte ascesa e favorire gli avversari, soprattutto il movimento cinque stelle.


31 ottobre - Il centrosinistra (Elisabetta Fiorito)

L'incubo del centrosinistra diviso è la realtà nelle elezioni siciliane. Due i candidati in una sfida tutta interna che sfavorisce nei sondaggi sulla corsa a Palazzo D'Orleans.. Pd e ap candidano Fabrizio Micari, rettore dell'università di Palermo, Matteo Renzi è sceso in Sicilia per appoggiarlo e far confluire i voti su di lui. "Chi vuole votare la sinistra radicale, sa che facendo così incoraggia la destra". Stessa tesi di Micari: "l'essere spaccati a sinistra può essere un regalo per la destra. Ma la sinistra invece preferisce Claudio Fava, deputato, vicepresidente della commissione antimafia, che sceglie i cento passi come emblema del suo movimento. "Tutti i ministri romani arrivano in Sicilia e chiedono di non votare Claudio Fava. La nostra lista raccoglie tutte le forze della sinistra, nella coalizione che sostiene il rettore Micari vedo anche altre cose. Potrebbe quindi non bastare al pd aver chiesto un passo indietro all'attuale governatore, Rosario Crocetta, che viene accusato di una gestione caotica e inefficiente in questi ultimi cinque anni con il cambio di 58 assessori. Fabrizio Micari garantisce di voltare pagina: "La discontinuità è nei fatti altrimenti sarebbe stato candidato Crocetta". Ma soprattutto, la divisione del centrosinistra è un monito per le elezioni nazionali che, dopo quelle siciliane, sono dietro l'angolo.


30 ottobre - Il voto e la sua valenza nazionale (Daniele Biacchessi)

Il centrodestra si presenta unito intorno alla candidatura di Nello Musumeci. E questo è già un punto a suo favore: per Musumeci si schierano infatti Forza Italia, Noi con Salvini, Fratelli d'Italia, Sgarbi, Scelta Civica, Mpa, Partito Liberale, Cantiere Popolare, Nuovo Cdu e altre liste civiche. E' già una sperimentazione su scala nazionale. Il Movimento Cinque stelle corre invece da solo e punta su Giancarlo Cancellieri che contende con Nello Musumeci la vera battaglia per la conquista della Sicilia. Poi vengono confermate le distanze e le divisioni all'interno del centrosinistra e della sinistra che sono ben visibili nella politica nazionale. Il Partito Democratico di Matteo Renzi sceglie l'accordo con il partner di maggioranza nazionale Angelino Alfano sul nome di Fabrizio Micari, mentre Claudio Fava mette in campo la lista "Cento passi per la Sicilia", sostenuta da Sinistra Italiana, Mdp, Possibile e Rifondazione Comunista, una coalizione che potrebbe essere anche confermata per le politiche di primavera. Resta il quinto partito, quello invisibile dell'astensione di cui è difficile capirne il peso politico e il sesto partito, quello rappresentato da un elettore su quattro che non sa nemmeno che il 5 novembre si vota alle regionali.

Noi per voi