Reportage19/02/2021

Un anno di Covid-19. Dal modello Codogno al modello Italia

Ci sono tre piastre in acciaio e un melo cotogno simbolo del comune lodigiano...

Ci sono tre piastre in acciaio e un melo cotogno simbolo del comune lodigiano nella scultura che ricorderà i giorni più difficili per Codogno e le sue due frazioni. E' il memoriale che sarà inaugurato domenica 21 febbraio ad un anno dalla scoperta di quello che si pensava fosse il primo paziente positivo al Covid-19 in Italia. Ricorderà le tante le vittime del Coronavirus nel paese simbolo della pandemia, che un anno fa diventava la prima zona rossa.
Sembrava impossibile vedere anche in Italia il modello Wuhan, con un'intera città blindata, quando erano le immagini dalla Cina a rimbalzare sulle tv di tutto il mondo. Invece in pochi giorni il "modello Codogno" è diventato "modello Italia". Un lockdown di resilienza tra marzo e aprile con canti, applausi e con eroi da ringraziare; poi il secondo più rassegnato e rabbioso a novembre. Ora anche qui i primi vaccinati raccontano come una conquista i passi fatti, l'ospedale è attrezzato, i bar e i ristoranti si sono riconvertiti all'asporto e attendono le prossime decisioni, consapevoli di aver scoperto per primi cosa significasse abbassare una saracinesca senza sapere quando riaprire. Ma la pandemia non è finita e men che meno la crisi che ha portato con sé.
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I l nostro reportage sul Covid-19 nel giorno del Radioday


Le saracinesche abbassate, i tavoli vuoti, le agende bianche. Un anno devastante per bar, ristoranti e negozi, con due momenti ben divisi: il lockdown di marzo e aprile vissuto quasi con coraggio e accettazione, quello di novembre nello sconforto più totale. Almeno 5 i mesi di chiusura stimati, con i dipendenti in cassa integrazione. Per i pubblici esercizi il calo del fatturato è stato in media del 40%, pari a una perdita di 38 miliardi, anche se per molti il calo arriva fino al 90%. "Chiediamo la possibilità di riaprire con gradualità e sicurezza, il settore è destinato al collasso", le parole di Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe Confcommercio.

In principio furono cronache da una lontana città sconosciuta, Wuhan. In un mese si arrivò ai controlli agli aeroporti e la dichiarazione di emergenza sanitaria globale per la diffusione di quello che allora chiamavamo "nuovo coronavirus". Un anno dopo solo pochi Paesi al mondo non hanno conosciuto il Covid 19, per lo più isole negli oceani, da Sant'Elena a Samoa. Uno solo se ne è (forse) liberato: la Nuova Zelanda.

La correlazione tra la gravità dell'epidemia e inquinamento è stata dimostrata su vari livelli, spiega Alessandro Miani, presidente della SIMA, società italiana medicina ambientale. Il primo è il più diretto: le vie respiratorie di chi vive in aree ad alto inquinamento atmosferico sono già quotidianamente sotto attacco, se contagiato rischia maggiormente le complicazioni del Covid19. Ma è dimostrato anche che nelle aree più inquinate l'uomo produce una maggiore quantità della proteina a cui il virus si attacca per penetrare nella cellula. E infine, gli studi della Sima hanno indicato che condizioni di stabilità atmosferica e alti livelli di polveri sottili consentono al virus di legarsi al particolato e "spostarsi" da 2 a 4 metri in più di quanto non farebbe in condizioni normali.


A febbraio di un anno fa il Covid 19 era una malattia ancora sconosciuta e la ricerca clinica doveva ancora fare il suo percorso verso un protocollo terapeutico certo. Intanto i ricercatori di tutto il mondo lavoravano senza sosta a un possibile vaccino sulla base della sequenza genomica del virus pubblicata su internet dagli scienziati cinesi il 10 gennaio 2020. Rosanna Magnano ha ripercorso le tappe di questa sfida con Rino Rappuoli, direttore scientifico di Gsk Vaccines e coordinatore sientifico del Mad Lab di Fondazione Toscana Life sciences.


Un anno fa, il 21 febbraio, la scoperta a Codogno, del cosiddetto paziente uno, anche se poi si è ben presto capito che tale non era. Un anno dopo siamo tornati in questo comune del lodigiano, centro della prima zona rossa d'Italia. Domenica verrà inaugurato un memoriale per le vittime del covid, ma questo ora- ricorda il sindaco Francesco Passerini - "è uno dei comuni col contagio più basso". L'ha intervistato la nostra inviata a Codogno, Raffaella Calandra.


Un anno fa, il 21 febbraio, la scoperta del paziente uno a Codogno, quello che si credeva fosse il primo infetto in Italia. Un anno dopo siamo tornai a Codogno.

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