25/06/2018

La Turchia resta nelle mani di Erdogan

Ancor prima che lui twittasse, "devam", continuiamo, la sua folla già lo acclamava ...

  • di Raffaella Calandra, Istanbul

Ancor prima che lui twittasse, "devam", continuiamo, la sua folla già lo acclamava. E nelle principali città scendeva in piazza metà della Turchia. Quella che ancora una volta si affida a Recep Tayyp Erdogan, ora potente come mai nessun altro. Riconfermato presidente, riconfermato leader della maggioranza assoluta, padrone ora anche di nominare ministri, giudici e rettori. Avvolte da niqab neri, gruppi di donne sventolano bandiere dai caroselli di auto davanti a Gezi Park, memoria delle prime proteste. Ma qui ora nel cuore di Istanbul, la folla acclama Erdogan. Lui saluta e festeggia "la vittoria della democrazia. Nessuno avverte - osi adombrare brogli". Irregolarità che invece l'altra metà del Paese, quella che aveva creduto nella rivoluzione del socialdemocratico Muharrem Incé, ora denuncia, mentre sui social si rincorrono notizie di assalti alle sedi del principale partito d'opposizione. Il Sultano- dunque- dopo 16 anni riduce i consensi, ma nemmeno la crisi cambia l'esito: la Turchia è nelle sue mani, anche grazie al boom degli alleati ultranazionalisti dell' Mhp. Per la prima volta entrano in Parlamento anche i curdi, ma la loro affermazione non cambia il risultato finale. La rivoluzione laica può aspettare.

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