20/07/2018

Stato-mafia, i giudici: "Dell'Utri favorì piani di Riina e la trattativa accelerò la morte di Borsellino". Azione del Quirinale corretta

Non solo i più gravi depistaggi effettuati nelle indagini giudiziarie. ...

  • di Daniele Biacchessi

Non solo i più gravi depistaggi effettuati nelle indagini giudiziarie.
C'è un aspetto inquietante che getta un'ombra nei rapporti tra Istituzioni e cosche criminali.
Lo ha descritto così la Corte d'assise di Palermo nelle motivazioni della sentenza sulla trattativa Stato-mafia.
L'invito al dialogo che i carabinieri fecero arrivare al boss dei boss Totò Riina dopo la strage di Capaci del 23 maggio 1992, quella che uccise Giovanni Falcone. Francesca Morvillo, la loro intera scorta, sarebbe l'elemento che indusse Cosa nostra ad accelerare i tempi dell'eliminazione di Paolo Borsellino avvenuta il 19 luglio a Palermo, in via D'Amelio.
In particolare, per i giudici di Palermo Marcello Dell'Utri rafforzo' dunque i piani di Riina.
Sempre secondo le motivazioni della sentenza, Silvio Berlusconi era a conoscenza dei rapporti tra Dell'Utri e Cosa Nostra.
I giudici ammettono che non vi è una prova diretta, ma ci sarebbero ragioni logico-fattuali che inducono a non dubitare che Dell'Utri abbia riferito a Berlusconi quanto di volta in volta emergeva dai suoi rapporti con l'associazione mafiosa Cosa nostra mediati da Vittorio Mangano".
Non c'e' nessuna prova che l'ex ministro Nicola Mancino abbia chiesto di diventare ministro dell'Interno con l'intenzione di scalzare il suo predecessore Vincenzo Scotti per attuare una politica piu' morbida nei confronti della mafia.
La sollecitazione di Mancino e' rimasta priva di concreto sbocco poiche' la Presidenza della Repubblica e la Procura generale della Cassazione, anche e soprattutto per chiara e ferma presa di posizione dell'allora capo della Dna Grasso, sono stati attenti a non travalicare i limiti delle proprie competenze".

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