Effetto giorno08/10/2019

La rinascita economica portoghese e l'avanzata socialista

L'analisi di Daniele Biacchessi

Il successo dei socialisti, e più in generale delle sinistre in Portogallo, conferma la fiducia degli elettori in una nuova classe dirigente che ha saputo trasformare in pochi anni la crisi di un paese quasi in default in una opportunità economica.
Qual'è il segreto? Nel 2011, il deficit di bilancio era salito all'11% e il Portogallo chiese alla Ue e al Fondo monetario un prestito di 78 miliardi di euro per evitare il default.
Il governo di centrodestra guidato da Pedro Passos Coelho mise in sicurezza il Portogallo portandolo fuori dal programma internazionale di aiuti, attraverso dure riforme basate sul taglio del welfare.
Dal 2015, il premier socialista Antonio Costa ha riavviato un meccanismo virtuoso: ha scommesso su crescita, conti pubblici in ordine, credibilità internazionale, fiducia dei mercati, riduzione dei tassi di interesse ai minimi storici.
Nella sostanza Costa ha messo in campo un'efficace spending review, basata sul controllo della spesa e l'eliminazione degli sprechi, sostenuto le famiglie dal reddito medio-basso (aumento del salario minimo da 589 a 616 euro), ridotto l'orario di lavoro settimanale per i funzionari pubblici a 35 ore, abbassato l'Iva per alberghi e ristoranti dal 23% al 13%, utilizzato la leva fiscale per attirare investimenti esteri, in primis nei settori tecnologici ed energetici.
E ancora il Portogallo ha rilanciato le esportazioni, riorganizzato eccellenze produttive, rilanciato il turismo defiscalizzando anche i pensionati comunitari parzialmente residenti, in particolare italiani.
Quindi una rinascita economica, più che un miracolo, come erroneamente scrivono numerosi analisti.
Ed è per questo motivo che domenica i portoghesi hanno scommesso ancora sui socialisti e sul loro modello economico.

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