Effetto giorno04/09/2019

La resa di Gaudenzi e la fine del potere nero del crimine

Il video lo ritrae con un revolver 357 in mano, con il volto travisato da un passamontagna ...

  • di Daniele Biacchessi

Il video lo ritrae con un revolver 357 in mano, con il volto travisato da un passamontagna, maglietta e calzoni corti. L'immagine è quello di un uomo alla fine della sua corsa criminale.
Fabio Gaudenzi non è uno dei tanti guappi della periferia romana.
E' il braccio destro di Massimo Carminati, la mente insieme a Salvatore Buzzi di Mafia capitale. A sorpresa, Gaudenzi si è fatto un video in cui annuncia di volersi consegnare alla polizia. Lui, dice, non è un mafioso. Così come non lo sono Massimo Carminati, Luca e Fabrizio Caroccia, Maurizio Boccacci, Riccardo Brugia e Fabrizio Piscitelli. Non criminali ma i cosiddetti "fascisti di Roma Nord". Perché Gaudenzi alza le mani e va dalle forze dell'ordine. Annuncia clamorose rivelazioni sull'omicidio di Fabrizio Piscitelli, l'ultras della Lazio conosciuto come Diabolik, ucciso il 7 agosto scorso con un colpo di pistola nel parco degli Acquedotti a Roma.
L'affare si muove in un terreno vischioso, in quella zona grigia tra politica e potere criminale, in questo caso la galassia nera dei gruppi storici romani di cui Massimo Carminati, oggi detenuto al 41 bis, resta ancora il capo assoluto.
Forse l'omicidio di Piscitelli è un messaggio diretto proprio a Carminati da parte di qualcuno che a Roma vuole offuscare per sempre l'immagine del vecchio samurai.

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