06/02/2017

Millennials analfabeti digitali: non sanno che certe azioni sono illegali e che fine fa il materiale che postano

Si è parlato molto in questi giorni della scarsa capacità dei nostri studenti di scrivere in un corretto italiano...

  • di Maria Piera Ceci

Si è parlato molto in questi giorni della scarsa capacità dei nostri studenti di scrivere in un corretto italiano. Alla vigilia del Safer Internet Day scopriamo un altro tipo di analfabetismo, quello digitale. Infatti i nostri millennials, pur essendo nativi digitali e pur passando sui social fino a cinque ore al giorno, non ne conoscono i limiti legali e soprattutto non si rendono conto delle conseguenze di quello che postano. Fino a pensare che i ragazzi che in passato si sono suicidati perchè finiti vittime di cyberbullismo in realtà nascondessero fragilità di altro tipo, cioè non possono essersi suicidati solo per dei brutti post in rete.
Lo dice uno studio curato da Anna Maria Giannini, direttrice dell'Osservatorio di psicologia della legalità e della sicurezza all'Università La Sapienza di Roma, che ha analizzato 1.500 ragazzi delle Scuole Secondarie di primo e secondo grado. Per 8 ragazzi su 10 non è grave insultare, ridicolizzare o rivolgere frasi aggressive sui social, inoltre, le aggressioni verbali non sono gravi perché non vi è violenza fisica. 7 su 10 dichiarano che gli insulti riguardano l'aspetto fisico, l'abbigliamento, i comportamenti e che la vittima non avrà alcuna conseguenza dagli attacchi. Per 7 su 10 non è grave pubblicare immagini non autorizzate che ritraggono la vittima.

Insieme allo studio dell'Università La Sapienza di Roma, è stato presentato il progetto "Giovani ambasciatori contro il bullismo e il cyberbullismo per un web sicuro", promosso dal MOIGE (Movimento Italiano Genitori) e dalla Polizia di Stato, in collaborazione con Fondazione Vodafone Italia e Trend Micro. Il progetto vedrà coinvolti oltre 40mila studenti e più di 80mila tra docenti e genitori, presenti in 114 scuole medie di 15 regioni.

Anna Maria Giannini, direttrice dell'Osservatorio di psicologia della legalità e della sicurezza all'Università La sapienza di Roma. "Cosa pensi dei ragazzi che si sono suicidati, abbiamo chiesto ai nostri studenti divisi in focus group? Erano ragazzi fragili, non si sono suicidati solo per delle informazioni in rete, ci hanno risposto"...


Anna Maria Giannini, direttrice dell'Osservatorio di psicologia della legalità e della sicurezza all'Università La sapienza di Roma. "I ragazzi analizzati ignorano le regole della rete. Non si rendono conto che certe azioni sono illegali, che fine fa il materiale che postano e soprattutto sono dei diseducati della rete sul piano affettivo"...


Emanuela Napoli, vicequestore aggiunto alla polizia postale...

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