01/02/2017

Migranti. La rivoluzione promessa da Minniti e le emergenze in Italia

I capi di stato e di governo dell'Europa si incontreranno il 3 febbraio a Malta per discutere di immigrazione...

  • di Valentina Furlanetto

I capi di stato e di governo dell'Europa si incontreranno il 3 febbraio a Malta per discutere di immigrazione, in particolare della gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo. In attesa di capire quale soluzione verrà trovata vi proponiamo tre approfondimenti che analizzano diversi aspetti della questione in chiave italiana.

Terza puntata
Era il 3 gennaio, un mese fa, quando una donna partita dalla costa d'avorio, giovane e sana, ha trovato la morte nel centro migranti di Cona, provicina di Venezia. La sua morte è stata il pretesto la rivolta dei 1300 migranti che al centro vivono fra fango e tende. dopo il trasferimento dei 100 facinorosi in emilia romagna a Cona poco è però cambiato. Il centro migranti di Cona nelle parole del sindaco Alberto Panfilo è un "magazzino di anime dove nulla è cambiato in un mese". Come non cambia nulla al centro richiedenti asilo di Mineo, vicino a Catania, gestito (male) dal consorzio calatino terre di accoglienza, ora sotto indagine. O come al centro di Foggia una baraccopoli dove un migliaio di migranti vivono fra rifiuti e baracche, compresi 37 bambini di origine bulgara che vivono nel ghetto, come ha denunciato il 13 gennaio il Garante nazionale per l'Infanzia, Filomena Albano. O ancora il ghetto di San Ferdinando nella Piana di Gioia Tauro, in Calabria, dove secondo un report di Medici per i diritti umani 2 mila persone sono accampate tra tende e baracche. Le situazioni esplosive sono tante.


Seconda puntata
Che i migranti rendano più della droga lo diceva già Salvatore Buzzi nelle intercettazioni di Mafia Capitale. Era il 2014. Da allora abbiamo sviluppato gli anticorpi per arginare il triste business sui rifugiati? Parrebbe di no a sentire Giuseppe Guerini presidente nazionale di Federsolidarietà di Confcooperative. "Anche realtà coinvolte in situazioni pesanti come la 29 Giugno o il consorzio che gestisce il Cara di Mineo le vediamo vincere gli appalti. Le prefetture quando si trovano a gestire un'emergenza chiamano le strutture che conoscono. Di fatto l'importante è rispondere all'emergenza". C'è un altro business poi sulla pelle di queste persone, come denuncia Roberto Bernasconi della Caritas di Como "A Como i passatori chiedono 250 euro e per quei soldi portano i migranti nei paesi del nord europa. Anche i volontari mettono in contatto i migranti con i passatori. E non si rendono conto del danno che provocano".



Prima puntata
"Ho fatto domanda di asilo e adesso ho i documenti". Bruno arriva dal Togo, è ospitato in un centro migranti. In Togo faceva il professore di francese, qui sogna un lavoro di imbianchino. Per avere una risposta alla richiesta di asilo ha aspettato due anni. Un tempo lunghissimo. In Germania sarebbero stati 6 mesi, in Svezia 3. Un'attesa infinita per Bruno. Ma è anche un esborso pesante per lo stato italiano che per ogni Bruno sborsa 30 euro al giorno. In Italia le persone accolte sono oltre 176 mila. fate un po' voi il calcolo. Senza contare a quale tensione può portare nella società avere migliaia di persone che per anni attendono i documenti a spese del contribuente. Nell'ultimo anno sono state presentate più di 83 mila richieste di asilo, il numero più alto mai registrato nel nostro paese. E la situazione diventa sempre più grave se si pensa che a coloro che aspettano da mesi, come Bruno, ogni settimana si aggiungono quelli appena sbarcati, con un effetto imbuto che se non si potenziano le commissioni sarà difficile smaltire. Ora il nuovo ministro dell'interno Minniti sembra aver centrato il tema. "Taglieremo i tempi tra la richiesta di asilo e l'esito" ha detto Minniti. Inutile dire che il ministro incontrerà molte resistenze. Quando i migranti restano in attesa anni diventano delle galline dalle uova d'oro per chi fa dell'accoglienza un business. Tagliare i tempi significa che qualcuno raccoglierà meno uova.

Noi per voi