Reportage08/03/2022

L'8 marzo per le donne ucraine

Si chiamano Ludmilla, Svetlana, Anna. Scappano con i figli dalle bombe , o vanno a riprenderli per sottrarli alla guerra...

Si chiamano Ludmilla, Svetlana, Anna. Scappano con i figli dalle bombe , o vanno a riprenderli per sottrarli alla guerra. Raccolgono aiuti per la popolazione, servono pasti ai soldati, cercano di trovare le parole per raccontare ai bambini la guerra. Sono le donne Ucraine che abbiamo visto ed ascoltato in questi giorni, con le voci rotte dal pianto al confine, o che abbiamo visto in piazza nelle città a manifestare, decise a chiedere la pace o a prendere un fucile per andare in guerra. Questo 8 marzo è dedicato a loro. E vogliamo farvi ascoltare alcune delle loro voci.

Ludmilla Dudco
, 35 anni, risiede a Milano da anni, aveva lasciato le sue due figlie con la nonna in Ucraina: dopo lo scoppio del conflitto è andata a riprenderle. L'intervista di Valentina Furlanetto.


Mariana Tril
- rappresentante della comunità ucraina a Roma - da sei mesi è tornata a Leopoli, dove vive col marito e i due bimbi di 2 e 5 anni. Da lì raccoglie gli aiuti per il suo popolo e organizza i camion per Kiev, Kharkiv, Mariupol. La sua voce al microfono di Livia Zancaner.


Il primo di Marzo Tatiana , il marito e i due figli si trovavano a Kiev. Ai bambini questa giovane madre ha raccontato favole per allontanare la paura, così i rumori delle bombe sono diventati fuochi d'artificio. come ha raccontato in questa intervista di Cristina Carpinelli , andata in onda nel giornale radio.


Svetlana
ha 45 anni, vive in Italia dal 2003 con sua sorella Elena , che una volta scoppiata la guerra è riuscita far arrivare a Milano, attraverso il confine con la Romania, le due figlie e i nipoti di 2 e 4 anni. Ora cercano una casa. Sua mamma è rimasta nella provincia di Chernivtsi. Sentiamo la testimonianza di Svetlana al microfono di Livia Zancaner.


Anna Zavertailo
è la proprietaria della pasticceria "Honey" e panetteria "Zavertailo" nel centro di Kiev. Questa pasticceria è molto famosa a Kiev, ma ora sta preparando cibo per nutrire le persone che hanno bisogno di cibo, e a soldati, polizia e militari, preparati dai dipendenti che sono rimasti nella capitale a combattere. Questa l'intervista realizzata da Giampaolo Musumeci nella trasmissione Nessun luogo è lontano.


Donne obbligate a scappare con i figli, altre costrette a restare. L' 8 marzo quest'anno è dedicato a loro: donne e bambini in mezzo ai conflitti. "Le donne sono oggetto e ostaggio della guerra, dall'Ucraina all'Afghanistan", spiega Simona Lanzoni, vice presidente Fondazione Pangea Onlus, al microfono di Livia Zancaner.


Elena Nazarenko
e Hanna Kushnir sono ucraine, vivono da molti anni in Italia. Interprete l'una, badante e baby sitter l'altra vivono queste ore con l'angoscia per i parenti e gli amici che sono rimasti nel paese natale. "Sono scappati tutti - dice Elena - tranne una mia coraggiosa zia di 86 anni, si è categoricamente rifiutata di partire, è rimasta da sola nel palazzo a Kiev. Negli scantinati e nei rifugi i bambini preparano le reti mimetiche per sfuggire ai droni". "Uno dei mie tre figli - raconta Hanna - al terzo tentativo è riuscito a uscire dal paese con la moglie e i tre bambini. Ma gli altri due sono ancora lì. Ho fatto una vita di sacrifici per costruire un futuro ai miei figli, per dare loro delle case, un po' di tranquillità, speravo di tornare in Ucraina per la vecchiaia e ora è tutto distrutto". Le ascoltiamo nella trasmissione I figli di Enea , di Valentina Furlanetto andata in onda domenica alle 14.

Ascolta anche

Noi per voi