20/03/2018

Marco Biagi una ferita ancora aperta

Marco Biagi è un consulente del ministero del Welfare, un esperto di mercato del lavoro ...

  • di Daniele Biacchessi

Marco Biagi è un consulente del ministero del Welfare, un esperto di mercato del lavoro, che pedala con la sua bicicletta solo e senza scorta nel centro di Bologna. Le Brigate Rosse Partito Comunista combattente lo attendono sotto la sua abitazione in via Valdonica il 19 marzo 2002. Lo colpiscono Mario Galesi, nome di battaglia Paolo e Roberto Morandi, nelle BR conosciuto come Luca, mentre del gruppo a vario titolo fanno parte Cinzia Banelli, Nadia Desdemona Lioce, Diana Blefari Melazzi. Quella sera Lorenzo, figlio di Marco Biagi, ha appena finito i compiti e attende il ritorno del padre. Francesco, figlio di Marco Biagi, raggiunge via Valdonica con il suo scooter Malaguti. Lo parcheggia davanti al portone. I brigatisti assistono alla scena. Francesco sale le scale di casa. Va di fretta. Deve prendere la borsa per la partita di basket. Sono le 20,10, la vita di Marco Biagi si spegne sotto i colpi di una Makarov marcata Carl Walther 9×17 tipo corto. Sedici anni dopo Lorenzo Biagi lancia un grido di dolore e un'accusa precisa. 'Lo Stato ha abbandonato mio padre. La mancata scorta fu cosa molto grave'.

Del resto Cinzia Banelli sostiene che se Marco Biagi avesse avuto la scorta, le Brigate rosse non avrebbero potuto ucciderlo.

Le accuse contro l'ex ministro degli Interni, Claudio Scajola, e l'ex capo della polizia, Gianni De Gennaro sono cadute in prescrizione, le inchieste sono in sostanza naufragate, solo il risarcimento materiale del danno che però rimane cosa incalcolabile.

Si, quella scorta negata da tutte le istituzioni proprio nei minuti in cui Marco Biagi entra nel mirino dei nuovi brigatisti rimane una ferita ancora aperta, perché il professore viene lasciato solo da uno Stato che invece avrebbe dovuto difendere.

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