Effetto giorno12/07/2019

Il finanziamento della politica

Fare politica costa ingenti quantità di quattrini ...

  • di Daniele Biacchessi

Fare politica costa ingenti quantità di quattrini.
E così da sempre, ma negli anni dominati dalla comunicazione digitale lo è in forma maggiore.
Nonostante i tagli al personale e le restrizioni dei bilanci, costa ancora molto mantenere in piedi i partiti, i movimenti, le associazioni di supporto, con le loro sedi nazionali e locali, i funzionari (anche se pochi), la logistica.
Costa mettere in piedi uffici parlamentari, organizzare campagne elettorali sempre più capillari, affittare spazi pubblicitari, location.
Il tema del finanziamento della politica torna ogni volta che si apre un fronte di indagine. E puntualmente torna l'idea di una commissione d'inchiesta, di un referendum consultivo.
Pochi ricordano che al referendum voluto dai Radicali nel 1978 gli italiani votarono in buona maggioranza per la difesa del finanziamento pubblico dei partiti. I contrari furono il 43,59% degli aventi diritto.
Quindici anni dopo, nel 1993, i "SI" vinsero con il 90,25%.
L'indignazione suscitata dall'inchiesta Mani Pulite, portò all'idea che i partiti dovessero trovare altre forme di finanziamento con sistemi di assoluta trasparenza.
E oggi trasparenza chiede il M5s quando invoca una commissione d'inchiesta sui presunti soldi provenienti dalla Russia destinati alla Lega.
Ma le commissioni d'inchiesta, come nel passato, sono buone per accatastare faldoni e relazioni. Nulla di più.
Forse dovremmo ammettere di avere sbagliato.
Pretendevamo una sacrosanta moralizzazione della politica e abbiamo creato le condizioni che la rendono praticamente impossibile.
Potremmo ripristinare un finanziamento pubblico adeguato, pulito e trasparente, e contemporaneamente aumentare, anche in modo drastico, le pene per i corrotti.

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