31/12/2015

Cronaca di un massacro silenzioso

Quello del giornalista è ormai diventato un mestiere pericoloso...

  • di Daniele Biacchessi

Quello del giornalista è ormai diventato un mestiere pericoloso. I dati diffusi recentemente da Reporter senza frontiere delineano uno scenario drammatico per i giornalisti inviati o free lance. 110 reporter sono stati uccisi mentre svolgevano il proprio lavoro. Alcuni, come nel caso del giornale francese Chiarlie Hebdo, sono stati colpiti nelle loro redazioni. Molti erano attivi in teatri di guerra come in Iraq, Siria, Yemen, Sud Sudan oppure in paesi come Messico, uccisi dai trafficanti.

Ma non finisce qui.

L'osservatorio "Ossigeno per l'informazione" promosso da FNSI e Ordine dei Giornalisti segnala in Italia 521 giornalisti e blogger italiani vittime di intimidazioni. A dicembre 2015 altri due giornalisti italiani, Alessia Candito del Corriere della Calabria e Michele Inserra del Quotidiano della Calabria, sono stati minacciati di morte e vivono protetti dalle forze dell'ordine con una vigilanza notturna alla loro abitazione. Nel mirino delle mafie sono entrati, oltre a Lirio Abbate, Marco Lillo e Roberto Saviano, anche tanti giovani colleghi come Paolo Borrometi che sono dovuti fuggire dalle loro terre di origine perché avevano denunciato attraverso i loro articoli, il malaffare, la corruzione, i traffici delle cosche. E questo accade a Sud come al Nord.

Nel 2016, non lasciamoli soli.
Il loro dovere di raccontare la verità deve essere anche il nostro.

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