13/07/2016

Cosa Nostra dopo la morte di Bernardo Provenzano

La mafia ha regole precise. Il capo dei capi nelle mani dello Stato è in genere bruciato

La mafia ha regole precise. Il capo dei capi nelle mani dello Stato è in genere bruciato, a meno che il livello della sua autorità criminale sia talmente elevato e radicato ancora sul territorio che, anche dal carcere, il suo potere resti immortale. Questo concetto è valido per boss come Totò Riina, non per Bernardo Provenzano. Negli ultimi anni, il suo lo stato di salute non era certamente compatibile con il suo ruolo di capo di Cosa Nostra. Non comandava più lui l'organizzazione. La conferma giunge da numerose intercettazioni ambientali eseguite in carcere nei confronti di Totò Riina.
Lo assicurano i movimenti di certi personaggi che ruotano intorno alla figura centrale di Matteo Messina Denaro, rimasto l'unico latitante ancora in attività della vecchia Cupola mafiosa. Cosa Nostra si è evoluta, ha cambiato volto, non gli servono più i pizzini per comunicare indicazioni. Oggi fa patti con altri gruppi come la 'ndrangheta, per anni sua avversaria, e attraverso di essa con le mafie più pericolose del mondo, narcos messicani e colombiani in primis. E' su questo sacro sodalizio criminale che gli investigatori più seri e competenti concentrano la loro azione del futuro. E con la scomparsa di Provenzano, della mafia arcaica oggi permangono ben poche tracce visibili.

Ecco il link al podcast di Storiacce . Col racconto della cattura di Provenzano, intervista a Michele Prestipino, che coordinò le indagini, all'epoca procuratore aggiunto di Palermo, ora a Roma. INTERVISTA DI Raffaella Calandra

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