Corpi - Seconda serie07/08/2020

Corpi - Prima Serie

La medicina legale indaga i morti, ma serve i vivi...

Nove puntate per raccontare le storie e le sfide del mondo della medicina legale e delle scienze forensi. Attraverso la voce di Cristina Cattaneo, medico legale e antropologa dell'Università Statale di Milano, e i suoi ospiti. Ogni episodio osserva un fenomeno sociale dei nostri giorni, dal crimine alla migrazione, dal maltrattamento alla storia, dal punto di vista particolare di chi applica le scienze e la medicina per assistere la giustizia e tutelare i diritti umani. Perché la medicina legale indaga i morti, ma serve i vivi.

17 luglio 2010
Non è CSI
Il suo lavoro è come la notte: affascinante e tremendo oscuro e intimo. Scruta cadaveri, scheletri o corpi viventi di vittime di violenze di qualunque genere. Il teatro dove si muove può essere un bosco dove è sepolto un mafioso giustiziato, una casa accogliente con un divano sul quale È steso il cadavere di una ragazza con il volto gonfio di lividi, una fredda sala per autopsie, o un laboratorio dove bollono pentole colme di ossa che andranno pulite per rivelare identità e causa di morte di resti che una volta appartenevano ad una persona.Eppure, a differenza di quanto rende avvincente la fiction di genere investigativo e medico legale, le scienze forensi non sono prive di limiti e imprecisioni e il solo dato scientifico non costituisce mai la soluzione del caso.

Ospiti:
Luca D'Auria, avvocato penalista.
Stefano Vanin, ricercatore Università di Padova, entomologo.
Marco Caccianiga, ricercatore Università degli Studi di Milano, dipartimento di biologia.

18 luglio 2010
Corpi senza nome
La nostra identità è quanto di più caro abbiamo; è importante che i brandelli di un corpo vengano interrati con il loro giusto nome, in un luogo accessibile a chi rimane, perché si possa rendere omaggio alla persona scomparsa con una preghiera o più semplicemente con il pianto per chi non c'è più. L'identità non è solo l'insieme di connotati e contrassegni fisici, ma è tutto quel bagaglio di vissuto, di affetti, di sentimenti, di emozioni che caratterizza un'intera vita. Quando la vita termina, privare della parola fine questo viaggio è un po' come negare, dimenticare che la persona sia mai esistita. Ed è il torto più grande. Eppure succede: nel contesto dei più efferati omicidi, tra i senza tetto, o, più banalmente, a chiunque capiti di morire in tutta serenità, sotto un albero, privo di documenti.

Ospiti:
Davide Porta, biologo del Labanof.
Dominic Salsarola, archeologo, società lombarda di archeologia.
Enrico Silingardi, responsabile addestramento unità cinofila ricerca resti umani
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31 luglio 2010
La morte moltiplicata
Le moltitudini di cadaveri che si possono incontrare in disastri aerei, ferroviari, dopo esplosioni terroristiche o a seguito dello tsunami, sono situazioni più difficili da affrontare rispetto ai casi singoli, non solo perché per il medico legale è maggiore il numero di persone da sottoporre ad indagini complesse e penose, ma soprattutto perché, per qualche strano motivo, una tragedia collettiva innesca in tutti noi sensazioni ben diverse da quella singola. L'8 ottobre del 2001, all'aeroporto di Linate, avvenne la più grande tragedia aerea civile italiana. Delle vittime si occupò l'Istituto di Medicina Legale dell'Università di Milano. Sulla carta era tutto semplice. Bisognava identificarli e capire la cause la dinamiche della morte e dell'incidente. Non era molto diverso da un morto singolo, da una singola autopsia, ma i corpi erano 118 e ciascuna di queste vittime si portava dietro uno stuolo di pianto e di disperazione.

Ospiti:
Emilio Scossa Baggi, Commissario Capo, Direttore del Servizio di Polizia Scientifica del Canton Ticino.
Andrea Galassi, direttore unità operativa medicina legale Asl 6 Vicenza.

01 agosto 2010
Scheletri antichi
A volte è davvero faticoso misurarsi giorno per giorno con la ricostruzione di un passato recente di cui bisogna sempre rendere conto in maniera inappuntabile, per il quale bisogna fornire prove, essere rigorosamente vigili e tenere a bada emozioni e fantasia.
Per questo volgere lo sguardo su resti umani di epoche antiche che non hanno più rilevanza forense, la cui storia non va difesa in tribunale, diventa un rifugio, una boccata d'aria fresca. Può capitare quindi che l'attenzione di medici, patologi, antropologi, biologi, si concentrino su scheletri di millenni prima per cogliere da questi corpi pezzi di storia, non solo di popolazioni, ma anche di singole vite. Ogni scheletro ha la sua storia da raccontare.

Ospiti:

Donatella Caporusso, direttore del Museo Archeologico di Milano.
Francesca Vaglienti, ricercatrice di storia medioevale Università degli studi di Milano
Don Tarcisio B.ove, parroco della Chiesa Santi Apostoli e Nazzaro Maggiore.
Stefano Morigi, filosofo della Scienza, Università degli studi di Milano.

14 agosto 2010
Vittime e rei
L'attività del medico legale non è solo quella di studiare i morti o i resti umani, ma anche i vivi. Studiando i delitti compiuti sui vivi il medico legale impara come si Può insultare, oltraggiare e fare del male al prossimo.
Tra le vittime ci sono persone aggredite per strada, gente accoltellata fuori dai bar o dalle discoteche, donne violentate nei meandri più bui della città, bambini maltrattati e picchiati da coloro che più dovrebbero amarli e proteggerli.
Si deve visitarli, fotografare, repertare, tamponare per il DNA, documentare quelle lesione che tra anni in un processo saranno probabilmente l'unica prova dei fatti.

Ospiti:
Alessandra Kustermann, coordinatrice del soccorso violenza sessuale di Milano.
Danilo De Angelis, odontologo forense Labanof.

15 agosto 2010
Gli innocenti
Succede di illudersi di fare un lavoro che possa non solo aiutare a fare giustizia ma anche a proteggere la società nel momento in cui si contribuisce, in qualche modo, a mettere in carcere chi ha commesso un delitto efferato.
Questo sentimento è ancora più forte quando le vittime sono gli innocenti. Secondo le statistiche americane ed europee i bambini maltrattati fisicamente sono molto più numerosi di quelli che hanno subito altri tipi di abuso.
Volti e piccoli corpi con ecchimosi, bruciature, cicatrici, fratture ossee. Questi sono i casi più fortunati. I peggiori finiscono sul tavolo anatomico.

Ospiti:
Ernesto Caffo, fondatore di Telefono Azzurro.
Francesco La Licata, inviato della stampa, scrittore esperto di storia della mafia.

28 agosto 2010
Immagini e inganni
Lo scrittore Arthur Conan Doyle, in un suo romanzo, faceva dire al grande Sherlock Holmes: "E' un errore capitale costruire delle teorie prima di avere i dati. Uno inizia così a mettere assieme senza senso i fatti affinché calzino le teorie, invece di fare il contrario." Questa è una frase che ogni medico legale dovrebbe tenere sempre ben stampata in mente quando fa un'autopsia, quando visita un presunto torturato, e soprattutto nei casi in cui l'oggetto del suo studio non è in carne ed ossa di fronte a lui, ma solo rappresentato in una fotografia.

Ospiti:
Remo Sala, ingegnere, ricercatore del Politecnico di Milano, dipartimento di Meccanica.
Don Fortunato di Noto, fondatore e presidente dell'associazione Meter.


29 agosto 2010
Proiettili e coltelli
Oggi c'è la tendenza a banalizzare le sensazioni che ruotano intorno a un omicidio volontario. Nei programmi televisivi si urla e si dibatte ancora prima del processo. Avvocati, criminologi e altri "esperti e non" si azzuffano davanti ai telespettatori impugnando tesi spesso basate su dati emotivi e non supportati da un corretto approccio scientifico.
Tutto ciò nulla c'entra con quello che succede quando una persona ne uccide un'altra, quando un essere umano trova il coraggio di affondare la lama nell'addome di un suo simile facendosi strada tra ossa e visceri. O di premere il grilletto mirando al volto di chi gli sta di fronte.

Ospiti:
Alberto Brandone, chimico balistico, docente di chimica dell'ambiente Università di Pavia.
Massimo Picozzi, psichiatra forense.

05 settembre 2010
Dietro le quinte
Le vittime degli omicidi, i cadaveri mai identificati, gli sguardi dei bambini maltrattati sono ciò che dà significato allo studio e alla ricerca, in una frase al lavoro del medico legale. Non basta la soddisfazione di aver risolto un problema tecnico o di aver dato un apporto alla scienza. Alla fine tutto ha un senso profondo soltanto quando riguarda qualcosa di molto più grande e coinvolgente della curiosità intellettuale. E questo qualcosa si riesce a definire soltanto come la compassione e la condivisione della condizione umana.

Ospiti:
Luca D'Auria, avvocato penalista.
Mauro di Giancamillo, professore di radiologia veterinaria Università degli Studi di Milano.

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