L'altra Europa06/06/2017

Sei astrofisiche italiane conquistano la Nasa

Un team tutto femminile di scienziate, di cui tre coinvolte nel progetto FIRST finanziato dall'ERC...

Un team tutto femminile di scienziate, di cui tre coinvolte nel progetto FIRST finanziato dall'ERC, ha firmato uno studio sui buchi neri dell'Universo primordiale, pubblicato a gennaio sul Monthly Notices of Royal Astronomical Society e ora la Nasa ha deciso di invitare una delle studiose a collaborare al blog per raccontare il loro progetto di ricerca. Si chiamano Edwige Pezzulli, Rosa Valiante, Maria Orofino, Raffaella Schneider, Simona Gallerani e Tullia Sbarrato. Ospite a l'Altra Europa Edwige Pezzulli, dottoranda alla Sapienza Osservatorio Astronomico INAF e prima firma della ricerca: "Tutto nasce dall'osservazione di quasar lontani. I quasar sono galassie che ospitano al centro un buco nero enorme, con una massa che può essere anche 10 miliardi di volte quella del nostro sole. Come si fa a osservare un buco nero visto che è un oggetto con una gravità così forte da trattenere qualsiasi cosa, compresa la luce? Questi buchi neri giganti stanno divorando tutto ciò che hanno intorno, si tratta di un processo che emette tantissima luce, così tanta che riusciamo a osservarli anche da lontano. L'universo lontano da noi significa, però, anche indietro nel tempo. Ciò vuol dire che la luce proveniente da queste sorgenti lontanissime ci mette del tempo ad arrivare da noi, da ciò deriva che questi buchi neri fanno parte di un universo a un ventesimo dell'età di quello di oggi. Quindi sono buchi neri lontanissimi e vecchissimi rispetto a noi ma giovanissimi rispetto all'universo. Si sono formati in pochissimo tempo e così a noi è nata la domanda: come hanno fatto?"
"Sono ex rugbista prosegue Pezzulli-, perciò sono abituata al fare gioco di squadra ma anche a sentire spesso sottolineato il fatto di essere donna come qualcosa di atipico rispetto a un contesto che è a maggioranza maschile. Non ci siamo scelte perché donne ma perché siamo scienziate attive, ci siamo accorte di essere un gruppo solo femminile, solo quando abbiamo sottoposto la ricerca alla rivista. Questo clamore però è indicativo. Evidentemente c'è ancora necessità di un percorso che porti un team composto da sei astrofisiche ad essere una cosa normale".

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