20/02/2018

Agrigento, scarcerati 21 boss. Addio Pizzo: "Si rischia il blocco delle collaborazioni"

Quando furono arrestati, anche i più cauti parlarono di blitz storico ...

  • di Raffaella Calandra

Quando furono arrestati, anche i più cauti parlarono di blitz storico. Ma a meno di un mese di distanza dalla cosiddetta "operazione montagna contro i clan dell'agrigentino", quasi la metà dei boss torna in libertà. Col rischio che vittime ed estorsori si ritrovino faccia a faccia.
E' un terremoto giudiziario quello innescato dal Tribunale del Riesame di Palermo, che con un dispositivo di poche righe ha scarcerato 21 di 58 presunti affiliati ai principali clan dell'area montana. E altri ancora potrebbero lasciare le celle, prima che la Procura possa ricorrere in Cassazione, dopo il deposito delle motivazioni tra 45 giorni. Ci sono nomi storici tra quelli a cui è stata annullata la custodia cautelare, a cominciare da Raffaele Fragapane o Antonino Vizzì o Giuseppe Vella, alcuni di quelli - che come ricordava il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi il giorno della cattura - "arrivarono a definirsi il fiore all'occhiello di Cosa Nostra siciliana".
Al Riesame si erano appellate le difese lamentando la carenza del quadro indiziario o di motivazione, ancor più che vizi di notifica, rispetto a un'indagine che aveva ricostruito i contorni di una mafia in cerca di nuovi affari, come l'accoglienza ai migranti, ma fiera di esistere "fin dalla storia del mondo"-come registrarono le intercettazioni.
E per la prima volta in questa zona, degli imprenditori avevano confermato di aver subito danneggiamenti e pizzo, come già aveva raccontato un pentito, l'ex capomafia di Favara Giuseppe Quaranta. Ma ora queste scarcerazioni- dai contorni ancora da definire- potrebbero rimettere in discussione tutto. "Per l'agrigentino, è una fase positiva, ci sono i primi segnali di collaborazione, non si vanifichino questi passi avanti", è il pericolo denunciato dall'associazione Addio Pizzo.

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