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Viareggio, storia di una strage e di una sfida per la sicurezza

Ora c'è un muro, a separare la ferrovia, dalle case. La memoria della strage, dalla necessità della nuova vita. E "se ci fosse stato allora - lamentano i residenti - tutto forse sarebbe andato diversamente quella notte". La notte del 29 giugno 2009, quando il treno merci Trecate-Gricignano deragliò nella stazione di Viareggio e il gpl uscì da una cisterna. Il cielo, all'improvviso, dopo un'esplosione, si tinse di fuoco e le fiamme inghiottirono la stazione e la vicina via Ponchielli: 32 furono le vittime. Dieci anni dopo, quando anche i giudici d'appello hanno confermato gran parte delle condanne per gli ex vertici di Rfi e Ferrovie dello Stato, "Viareggio vorrebbe diventare la sede per una discussione sulla sicurezza ferroviaria", commenta l'attuale sindaco, Giorgio Del Ghingaro, che per due volte, ma invano, ha provato ad avere intorno a questo tavolo anche il Ministero dei Trasporti. "Stiamo trasformando i lutti in una battaglia, nel nome di più tutele per la circolazione sui binari delle merci pericolose", spiega Marco Piagentini, che nella strage ha perso gran parte della sua famiglia, la moglie e due dei tre figli, e che ancora combatte con i segni di "quella bomba al napalm", come la chiama lui. Dieci anni dopo, Storiacce è tornata a Viareggio.

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